Conferenza

Studiosi e sindacato a confronto: “L’abitare dignitoso e sociale a Catania, è possibile”

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25 feb 2017 - 19:43

CATANIA – L’abitare dignitoso non passa solo da un alloggio sicuro e sano, ma dal “prendersi cura” di chi occupa i suoi spazi, dall’ambiente circostante e dai rapporti con il territorio. Sembra un’utopia, soprattutto in una città difficile come Catania, eppure le buone prassi esistono già.

Se ne è discusso nel corso di “Abitare la città: rigenerare spazi, progettare politiche” la conferenza tenutasi oggi organizzata dal Sunia e da Trame di quartiere, nell’Aula Studio Dipartimento scienze politiche e sociali (Palazzo Dusmet). A confronto studiosi, volontari e sindacalisti per fare luce sulle prospettive di intervento che comprendono processi di ristrutturazione di edifici dismessi o poco utilizzati senza però mettere da parte le forme di socialità. Al centro del dibattito anche Librino e San Berillo, due quartieri con due storie diverse ma unite dal filo rosso delle case che aspettano di essere riqualificate nel segno dei diritti.

Alla conferenza sono intervenuti Carlo Cellamare, “Pratiche dell’abitare nella periferia romana”, docente di urbanistica, Sapienza di Roma; Giusi Milazzo, “I paradossi del disagio abitativo”, segretaria regionale Sunia; Calogero Punturo, ”L’abitare sociale e il ruolo dell’I.A.C.P nella riqualificazione urbana”, direttore generale IACP Catania; Chiara Rizzica, “Costruire, abitare, collaborare. Il social housing fa innovazione sociale?” Associazione Innovarexincludere, Milano; Teresa Consoli, “La sperimentazione del modello Housing First in Italia”, docente di Sociologia Giuridica, Università di Catania; Carlo Colloca, “Indovina chi viene ad abitare? Migranti e residenzialità”, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio, Università di Catania. Ha coordinato i lavori Luca Lo Re, di Trame di Quartiere.

Giusi Milazzo, segretaria del Sunia, l’organizzazione che da anni si occupa di coniugare l’esigenza di dare risposte al disagio abitativo a quella di trovare soluzioni innovative alla qualità dell’abitare socialmente sostenibile, ha affrontato “il tema del paradosso tra il disagio abitativo e i tanti in cerca di soluzioni adeguate alla mancanza di un tetto e il numero di abitazioni non utilizzate e la cementificazione del territorio. Troppe case ma per chi? Domanda ed offerta seguono percorsi diversi. Le storture di un sistema dove la mancanza di una forte regia pubblica comporta una deregulation inaccettabile. I bisogni e le esigenze reali della popolazione e le trasformazioni sociali economiche e demografiche in corso sono elementi a cui le politiche della casa in atto non danno alcun peso e valore. A Librino per esempio, il disagio si è costituto nel tempo ed è stato acuito da una mancata risposta“.strumenti normativi per auto sostentarci. Viviamo dalla sola gestione del patrimonio, ma gli utenti hanno difficoltà di pagare i canoni. E qui a Catania non registriamo alcuna disponibilità da parte del Comune di offerta da immobili da recuperare“.

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Redazione NewSicilia



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