Commemorazione

Strage via D’Amelio: Palermo ricorda Borsellino e gli agenti della scorta

ViaD'Amelio
19 lug 2016 - 19:07

PALERMO – 19 Luglio 1992 – ore 16.58. Una Fiat 126 rubata, contenente 90 chili di tritolo e comandata a distanza, esplode in via D’Amelio. È così che la mafia decide di liberarsi di un suo acerrimo nemico: il giudice Paolo Borsellino. Con lui perdono la vita anche gli agenti della scorta, i suoi “Angeli”: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.

24 anni dopo, in quella stessa via, il rimbombo di quella esplosione sembra ancora riecheggiare, mentre, alle 16.58, il minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage si tinge del rosso delle agende che i partecipanti alla commemorazione tengono alte. Dopo è solo un lungo applauso.

Numerosi striscioni sono appesi sulla cancellata del palazzo dove abitava la madre del giudice, teatro dell’attentato. Appartengono al movimento “Le agende rosse“, i cui volontari, provenienti dalla Sicilia e da altre parti d’Italia, hanno animato la giornata di commemorazione. Presenti anche volontari di Scorta Civica ed esponenti del Siap, il sindacato della polizia e del reparto scorte di Palermo.

Sul palco allestito in via D’Amelio sono state numerose le testimonianze di vita e di impegno contro la mafia. Vi hanno preso parte, tra gli altri, anche il primo cittadino di Napoli, Luigi De Magistris, il sindaco di Messina, Renato Accorinti, e quello di Palermo, Leoluca Orlando

L’intervento più toccante e agguerrito è stato, senza dubbio, quello di Salvatore Borsellino, fratello del giudice, a capo del movimento Agende Rosse: “Paolo è stato ucciso da una bestia che aveva la testa dello Stato e il corpo della mafia. Paolo è vivo, non siamo venuti a piangere né lui né quelli che hanno sacrificato la loro vita nella ricerca della verità. Il loro sacrificio li ha resi invincibili. Li hanno dotati di una forza che non gli potranno mai togliere, noi continueremo a combattere per loro“. 

 

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Aurora Circià



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