Violenza

Storia di soprusi: Giulia e la forza di reagire

violenza-sulle-donne
19 apr 2016 - 06:52

SIRACUSA“Era poggiata allo stipite della nostra porta, con lo sguardo perso nel vuoto, indecisa se bussare o andarsene. E forse sì, se ne sarebbe proprio andata se non l’avessero fermata i crampi allo stomaco per la paura”: inizia così, Raffaella Mauceri, presidente del centro antiviolenza-antistupro-antistalking di Siracusa, a raccontarci di una storia di violenza e soprusi.

Giulia ha 25 anni e a Villasmundo, città dove viveva con il suo compagno e i suoi piccoli, tutti conoscevano la sua storia.

È passato circa un anno da quando Giulia ha trovato il coraggio di reagire. Si presenta al centro antiviolenza stringendo al petto una vecchia tracolla nera ed è proprio da lì che fuoriesce una busta bianca che consegna alle donne del centro.

“Queste foto me le ha fatte fare il brigadiere M. per farvele vedere”: esorta così, Giulia, con un filo di voce tremante. 

Le foto raccontano quello che lei non ha mai avuto il coraggio di raccontare. 

Il brigadiere M. racconta alle donne del centro alcuni dettagli della storia di Giulia: un anno fa ha tentato il suicidio stanca dei soprusi del compagno. I suoceri, però, la convincono a tornare in casa utilizzando la solita vecchia scusa: “Lui è pur sempre il padre dei tuoi figli”.

Scatta così la denuncia di scomparsa, i carabinieri trovano la 25enne imbottita di farmaci, mentre, senza meta, girovagava in una strada fuori dal paese. 

Forse aveva in serbo un altro tentativo di suicidio o “forse, – aggiunge il brigadiere – non sarebbe stato necessario, perché l’avrebbe travolta certamente un’auto”.

Oppure, racconta Rossella Mauceri, “l’avrebbe uccisa l’anoressia”.

Giulia è ancora in una tenera età, 25 anni sono forse ancora troppo pochi per gestire una situazione più grande di se stessa. Questo uno dei motivi che spingono i suoceri a sequestrargli i suoi bambini perché “Giulia è troppo immatura per capire una volta per tutte che una donna sposata deve obbedire al marito”. Se, dunque, quest’ultimo la “punisce”, non importa perché, “vuol dire che non era una brava moglie e che non sapeva fare niente, no?”.

Mentre leggo la storia di Giulia, un brivido mi sfiora la schiena. Anche io, io che sto raccontandovi la sua storia, ho la sua stessa età: 25 anni. Ad un passo dalla maturità. Con responsabilità in corpo ma anni che, di fronte alla vita di Giulia, si disperdono come bolle di sapone. 

All’oscuro di tutto sono i suoi genitori che, vivendo a Palermo, non hanno mai potuto “vedere” le ferite. Al telefono venivano nascoste bene. Loro, però, non ci hanno mai visto chiaro: cosa poteva aspettarsi, la loro figlia, da un alcolizzato figlio di alcolizzato che, protetto dalla mamma, preferiva spendere quei quattro soldi portati a casa per andare a berseli con gli amici? E guai se Giulia faceva storie, le finiva male. 

“Lasciatemi morire”: è questo il desiderio di Giulia. Allo stremo, senza voglia di vivere, chiede solo che la sua vita venga spenta. Off, semplice, no? 

Ma come si fa a non aiutare una tenera vita che ha bisogno solo di essere tratta in salvo? 

È passato un anno, 365 giorni di amore, affetto, fiducia, sono bastati a rimettere in sesto la vita di Giulia. 

“L’unione fa la forza”: e così è stato per le donne del centro e per Giulia che dalle sue fragilità è riuscita a rinascere, più forte di prima. 

E allora, care donne, prima di amare un uomo imparate ad amare voi stesse. “Noi donne siamo sempre state male educate a credere che la gelosia sia il metro per misurare l’amore”, dichiara Rossella Mauceri, ed è proprio vero.

L’amore non si misura con la gelosia, la possessività o le botte. L’amore fa bene, non fa male. L’amore è la cura e non la malattia. L’amore siete voi e la vostra dignità che, per nessun uomo al mondo, va calpestata. 

Rossana Nicolosi



© RIPRODUZIONE RISERVATA