Giustizia

Delitto Raciti, Speziale e Micale continuano a dichiararsi innocenti

antonino_speziale_ansa
4 dic 2015 - 18:21

CATANIA – “È assurdo che, oltre al carcere patito per un omicidio che non ha commesso, questo ragazzo debba pagare di tasca propria tutte le speciali elargizioni e tutti i vitalizi che sono stati concessi in favore dei familiari dell’eroe Filippo Raciti” con queste parole l’avvocato Giuseppe Lipera nel marzo scorso commentava la richiesta di risarcimento danni alla vedova di Raciti e allo Stato.

Antonino Speziale e Daniele Micale dovrebbero corrispondere una somma pari a 305.192,18 euro, nonché ulteriori 25.000,00 euro per danni morali.

Ma Speziale e Micale non ci stanno. Ribadiscono con forza la loro innocenza e rifiutano di dover corrispondere di conseguenza tale somma. Entrambi gli imputati hanno però contestato la richiesta di risarcimento della vedova Grasso, chiamata in causa dalla III sezione civile del Tribunale di Catania, per l’udienza svoltasi il 7 luglio 2015.

Non si è fatta attendere la risposta dell’avvocato De Geronimo, legale della Grasso, che ritiene del tutto infondata la richiesta effettuata dal legale di Speziale di chiamare in causa la propria assistita: “Ove per assurdo – afferma il legale - Speziale non dovesse essere responsabile, ciò è irrilevante ai fini dei trattamenti economici riconosciuti dallo Stato alla mia assistita“.

Sono convinto ed auspico - ha commentato l’avv. Giuseppe Lipera, difensore dei due ragazzi (ricordiamo che Speziale è detenuto all’Ucciardone di Palermo e Micale nella casa circondariale di Brucoli) - che non sia stata ancora scritta la parola fine su questa vicenda processuale e che possa finalmente emergere la verità sui fatti del 2 febbraio 2007” e cioè la estraneità di Antonino Speziale e Daniele Micale alla causa della morte di Raciti.

Secondo l’avvocato della Grasso a prescindere dalle responsabilità dirette di Speziale e Micale, sussiste una precisa volontà della tifoseria finalizzata alla violenza: “Una tifoseria organizzata distintasi per il suo grado di pericolosità sociale, tesa nella circostanza a realizzare un più ampio disegno criminoso finalizzato alla devastazione e alla aggressione delle forze dell’ordine“.

Un caso giudiziario senza fine e colmo di incertezze che si combatte da anni a suon di processi nelle aule e di botta e risposta tra i legali di entrambe le parti.

L’unico punto fermo è che da quella maledetta domenica tante vite non sono più state le stesse.

SANTI LIGGIERI – VIVIANA MANNOIA

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA