Processo

Speziale all’allenamento del Catania violando il Daspo. Assolto

images
4 mar 2016 - 17:30

CATANIA - Oggi, dinnanzi al Tribunale di Catania, Terza Sezione Penale, in persona del giudice Maria Pia Urso, si è celebrato il processo nei confronti di Antonino Speziale, difeso dall’avv. Giuseppe Lipera, stavolta accusato di avere violato il DASPO, disposto dal questore di Catania l’8 agosto del 2007, per aver partecipato ad una seduta di allenamento della squadra di calcio del Catania. In particolare, a Speziale era stato intimato, con provvedimento emesso dal questore di Catania, per la durata di 5 anni, di non accedere in nessuno dei luoghi in cui si svolgono gli allenamenti della squadra di calcio del Catania, per cui gli si contestava che aveva contravvenuto alla predetta prescrizione, partecipando ad una seduta di allenamento della squadra rossoazzurra nel campo comunale di Massannunziata, frazione di Mascalucia, il 10 agosto del 2010.

Nelle precedenti udienze erano stati sentiti i poliziotti che lo avevano denunciato. All’udienza odierna era presente Speziale, tradotto dal carcere dell’Ucciardone di Palermo dove sta scontando la pena per l’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti (fatto di cui si continua a protestare innocente).

L’imputato nel corso dell’interrogatorio, rispondendo alle domande del difensore avv. Giuseppe Lipera, oggi è stato sentito dal giudice, proclamandosi assolutamente innocente: “Io ho sempre rispettato il provvedimento del DASPO – ha detto - tant’è che non ho mai assistito ad alcuna partita, presentandomi regolarmente al Commissariato di Polizia, così come mi era stato ordinato, non pensavo di violare alcuna norma giuridica andando ad assistere ai semplici allenamenti”.

Tuttavia, il Pubblico Ministero ha chiesto la condanna dell’imputato alla pena della reclusione di anni uno e mesi quattro e della multa di € 15.000.

L’avv. Giuseppe Lipera ha chiesto l’assoluzione con formula piena del suo assistito: “Lo spirito del DASPO è prevenire scontri fra tifoserie avversarie e quindi occorre una vera e propria manifestazione sportiva; assistere ad un semplice allenamento della squadra non significa violare la legge e sul punto il provvedimento del questore va disapplicato. Già questo giovane ha subito una sentenza di condanna ingiusta (il riferimento era al processo per la morte di Raciti) torniamo a fargli credere che la Giustizia esiste in Italia anche per lui!”.

Il Tribunale, accogliendo quindi le conclusioni della difesa, ha emesso sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”, riservandosi 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni.

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA