Mafia

Smaltimento rifiuti, tre funzionari avrebbero favorito la malavita: quando la politica non fa gli interessi dei cittadini

Rifiuti
15 mar 2017 - 12:52

CATANIA - Dalla classe dirigente ci si aspetta aiuto, tutela, protezione. Ma non sempre è così. A dimostrarlo è quanto accaduto nel corso dell’ultima operazione condotta dai carabinieri e guardia di Finanza.

Un traffico e smaltimento di rifiuti illeciti da parte di un’azienda, la CISMA, operante nel siracusano e sul territorio di Melilli. Scarti provenienti da ogni parte della Sicilia e dall’Ilva di Taranto. Cosa non consentita, specialmente per la presenza delle vicine raffinerie di Priolo.

La triturazione e la miscelazione di rifiuti di origine diversa, infatti, ha portato grandi guadagni a chi gestiva il sistema, ma anche ingenti danni all’ambiente e alle persone, ancora da calcolare. Gli intestatari della ditta erano Antonino e Carmelo Paratore, rispettivamente padre e figlio, riconducibili al boss Maurizio Zuccaro, affiliato agli Ercolano. 

Ma, come hanno fatto a ottenere le autorizzazioni? Ad aiutarli sono stati tre funzionari pubblici.

Il primo è Gianfranco Cannova, 59 anni, ex funzionario regionale del Territorio e  Ambiente, che ha visto e seguito tutte i passi della nascita e creazione della Cisma. Cannova è già finito nelle pagine di cronaca per altri fatti legati a tangenti ed è detenuto al carcere Pagliarelli di Palermo.

Altra figura essenziale è quella di Salvatore Salafia, 58 anni. È lui che, quando era dirigente nel comune di Melilli, si sarebbe fatto carico di alcune procedure burocratiche al fine di far ottenere alcune autorizzazioni in favore dell’azienda. Proprio Salafia, infatti, avrebbe rilasciato alcuni provvedimenti e concessioni per superare gli ostacoli amministrativi. Adesso è rinchiuso nel carcere di Piazza Lanza a Catania.

Il terzo volto è quello di Mauro Verace. Uno tra i più importanti. Grazie a lui, infatti, sarebbero cambiate molte cose. Verace, ha sostituito Marco Lupo, che si era sempre mostrato avverso a alle domande della Cisma, nel dipartimento di Acque e Rifiuti della regione Sicilia. In seguito alle richieste al Tribunale Amministrativo Regionale e al Consiglio di Giustizia Amministrativa, Verace ha rivestito la figura di consulente e di commissario “ad acta” e avrebbe rilasciato delle relazioni false, consentendo alla Cisma di ottenere le autorizzazioni necessarie.

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Redazione NewSicilia



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