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Si può guarire dai disturbi alimentari? Le testimonianze di chi ha vissuto il problema

Foto di: Benjamin Watson
Foto di: Benjamin Watson
15 giu 2017 - 06:05

CATANIA - “Mi pongo realmente domande su Dio e me ne vergogno anche parecchio. Parecchio”. Scriveva Elena (nome di fantasia) sul suo diario segreto a quindici anni. E in un’altra pagina “Bulimia”, a caratteri cubitali.

“Ero consapevole di quello che mi stava capitando, ingerivo cibo per colmare il vuoto, come a ‘riempirmi d’amore’, lo stesso amore che non erano in grado di darmi i miei genitori, poi vomitavo, perché non mi sentivo degna di quell’amore”.

 “Ho sempre sofferto di disturbi alimentari, fin da quando avevo sei anni ed ero affetta da ‘Binge Eating’, disturbo da alimentazione incontrollata. Avevo sensi di colpa, ma non capivo a cosa erano legati. Poi a tredici anni è arrivata l’anoressia” dice Anastasia (che chiameremo così per tutelare la sua privacy).

L’anoressia (privazione d’appetito) è una malattia che porta a rifiutare il cibo per diversi motivi.

Queste sono le storie di due donne che hanno lottato contro i disturbi alimentari, vi daremo appena qualche nozione scientifica, poi lasceremo che siano Anastasia ed Elena a “trasportarvi indietro nel tempo” all’interno dei loro incubi, per poi farvene uscire con un sorriso e un bel po’ di consapevolezza.

“Cercavo di allontanarmi dalle responsabilità e dal peso del dolore allegerendomi sempre più, spingendomi verso il cielo – racconta Anastasia volevo essere come un palloncino pieno d’elio, ma poi la corda non era più ancorata al terreno, allora rischiavo di volare troppo vicino al sole o perdermi nell’universo. Facevo dei lunghi periodi di digiuno, anche di tre giorni, tre giorni e mezzo, anche l’acqua aveva il suo peso specifico, a volte avevo dei rari momenti in cui mi abbuffavo (mangiavo mezzo pacco di biscotti o un barattolo di fagioli) perché non ce la facevo proprio più, ma poi vomitavo subito dopo. Tenevo annotato il mio peso e quello che mangiavo in un taccuino, ero schiava di me stessa. Sono alta 1 metro e 70 e, nel periodo più buio della mia malattia, sono arrivata a pesare 37 kg. Io non volevo bene a me stessa, me ne sono resa conto dopo una quindicina d’anni. Quando capisci che la persona a cui vuoi male sei tu, persona che invece dovresti amare, è… assurdo. Dobbiamo imparare a volerci bene. Mi ha aiutato molto la Pet Therapy, avevo un Labrador, qualcuno che mi dava amore e a cui dare amore, un ricambio continuo e infinito d’affetto: la soluzione perfetta per chi sta affrontando un disturbo alimentare. Mi si è spezzato il cuore quando ho dovuto dare via il mio cucciolone. All’età di vent’anni sono stata ricoverata in un posto meraviglioso e lì, dapprima poco collaborativa, ho ricominciato a vivere, ora voglio lasciarvi con un pensiero positivo: Il dolore è come una farfalla, devi farlo maturare nel suo bozzolo e quando sarà pronto per volare via e abbandonarti per sempre allora sarai veramente felice”.

“La bulimia è caratterizza da ‘quei momenti’. Io li chiamo, i ‘raptus’ – confessa Elenaero in grado di mangiare di tutto: pomodori a morsi, carne fredda del giorno prima… non credo di voler continuare la lista”.

La bulimia (fame da bue) è una patologia che porta a mangiare in modo spasmodico e, spesso, ad eliminare, attraverso il vomito.

“Fu molto imbarazzante quando il mio, ormai ex ragazzo, mi sorprese a vomitare, mi minacciò dicendo che se l’avessi rifatto mi avrebbe lasciato, ma il monito non servì a molto. Spesso la gente con cui mi confidavo mi ‘pugnalava alle spalle’ dicendo: ‘Ma se vomiti non dovresti essere magra?’ Il non sentirmi a mio agio ‘dentro’ il mio corpo mi ha fatto avvicinare pericolosamente, in età un più adulta, all’anoressia. Per un periodo mi sono nutrita solo di spremuta d’arance (per la precisione d’arancia, una sola arancia, a pranzo). Poi qualcosa è cambiato. No, non è stato il principe azzurro, ma una forza dentro di me, la voglia di esistere, di esserci. Fondamentale parlare con amici e familiari. Il mio consiglio per chiunque pensi di trovarsi in una situazione analoga alla mia è di parlarne con le persone fidate e consultare un esperto. Così, per ricominciare a mangiare, ho cominciato a ‘ingannare’ me stessa. Ero debole e masticare mi veniva difficile, tuttavia, modificando pian piano l’alimentazione, prediligendo cibi morbidi e introducendone sempre di nuovi ho preso peso e sono tornata energica più che mai. Oggi sono felice, ma non è solo merito mio”.

Alessandra Modica

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Redazione NewSicilia



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