La storia

Si chiamava Florin Dinu, il 27enne romeno ucciso a Catania. “Ciccio”, per gli amici. Uno di loro afferma: “Hanno sparato italiani”

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9 gen 2017 - 08:13

CATANIA – “Ciccio, che Dio ti benedica. Davvero, non posso credere che non sei più fra noi. Ora devi riposare in pace fratellone”.

Marius lo chiama affettuosamente Ciccio. Lo saluta così dal suo profilo Facebook. Sono trascorse poche ore da quando le pallottole sparate all’esterno della discoteca Onda Latina di Catania hanno ucciso Florin Dinu. Perché così si chiama il 27enne di origine romena che è stato raggiunto dai colpi esplosi dalla pistola impugnata da “Italiani”, accusa Cris, un altro amico  di Florin, di “Ciccio”. “Italiani”, usa il plurale quando risponde a chi gli chiede cosa sia successo. Secondo quanto afferma, sarebbero stati degli “italiani” a fare degenerare in tragedia una lite nella quale è rimasto coinvolto Florin e durante la quale è stato pure ferito, fortunatamente non gravemente, un 24enne marocchino. “Italiani”, scritto con tono rassegnato e rabbioso , la stesso tono che non nasconde Darius commentando la notizia “Non dobbiamo più essere emarginati. Dobbiamo tenerci per mano e riuscire a guadagnare soldi”.

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 La sparatoria avvenuta in via Scuto Costarelli, a due passi dalla stazione ferroviaria, ha fatto emergere un mondo sconosciuto, quello della comunità romena che fra i suoi punti di riferimento ha il night club che due anni fa si chiamava Babilonia, quando, il 25 maggio, era stato posto sotto sequestro durante i controlli voluti dal Questore di Catania Marcello Cardona: gli agenti avevano verificato che il locale possedeva soltanto l’autorizzazione di associazione culturale, il gestore era stato pure denunciato a piede libero.

 Florin Dinu frequentava il Babilonia, adesso Onda Latina. E con lui gli amici e le amiche che lo piangono: “Sarai sempre nei nostri cuori. A quanto pare Dio ha voluto un angelo indietro. Adesso rimangono solo i ricordi. Ti prego, prenditi cura di noi da lassù. Che Dio ti accudisca, tesoro”, scrive Elena. Anche i connazionali che non vivono a Catania e hanno appreso la notizia da Rotalianul.com, il sito dei romeni trapiantati in Italia, non si capacitano, non riescono ad accettare che “Un giovane venga ucciso così, a sangue freddo. Chi ha sparato non si può definire uomo”, afferma Zornia.

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 Una comunità sconvolta così come lo può essere una comunità che crede nei legami familiari, dell’amicizia, cementati dalla sofferenza, condivisa dalla stragrande maggioranza dei suoi membri, provocata dalla necessità, dalla lotta per cercare di costruirsi un futuro altrove, ma che non ha tagliato il cordone ombelicale con il proprio Paese, la propria cultura.

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 Florin amava Nicolae Guta, il “re del Manele”, il genere musicale balcanico derivato dalle canzoni d’amore turche, greche, arabe e serbe che è considerato dagli intellettuali una forma di sottocultura diffusa soprattutto nelle zone rurali e nei sobborghi urbani della Romania. Il suo profilo Facebook è inondato di video dell’ artista romeno e di un altro idolo musicale che lo faceva sentire a casa, Florin Salam, anch’egli popolare esponente del Manele. Commentando in un post una delle canzoni di Guta, Florin aveva espresso il dolore per la lontananza : “La Romania non fa altro che succhiarti il sangue fino a quando lo hai nelle vene, è per questo che siamo lontani dal nostro Paese. Almeno qui abbiamo qualcosa da mettere nel piatto”. Così tre anni fa. Aveva 24 anni. Un anno dopo, ispirato da una melodia malinconica di Guta, scriverà: “Così è la vita. Si ferma quando vuole lei…”.

 Alessandro Sofia

 

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Redazione NewSicilia



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