Il parere

“Si” alle unioni civili. Patanè (Arcigay): “Un evento storico che ci allinea al presente del mondo”

Paolo Patanè, fondatore di Arcigay Sicilia
Paolo Patanè, fondatore di Arcigay Sicilia
12 mag 2016 - 11:42

CATANIA - Lo Stato italiano dice “si” alle unioni civili alimentando il dibattito su uno dei temi caldi degli ultimi anni, mettendo sul tavolo “nuovi” e più ampi diritti civili una serie di diritti ancora in attesa di riconoscimento

“Quello che è accaduto ieri è un evento storico che non ci allinea al ‘presente’ del mondo e segna, finalmente, la fuoriuscita dal pantano del ‘nulla di fatto’ e del ‘nulla per sempre’ - commenta Paolo Patané, fondatore di Arcigay Sicilia, attuale direttore del coordinamento dei comuni Unesco Sicilia -. È un intervento che riconosce alcuni diritti fondamentali per la quotidianità e per i progetti di vita delle coppie dello stesso sesso ma anche delle coppie di fatto tout court; non dimentichiamo, infatti, che il secondo capo della legge si riferisce anche alle convivenze eterosessuali. È una legge dal senso civico molto esteso”.

Una legge che vuole abbattere le differenze e che mostra una grande sensibilità per l’intera comunità.

“Ciò che è stato fatto - prosegue Patané – manifesta anche la capacità e il coraggio di un Governo che prende posizione e che riconosce che questi siano temi essenziali per l’immagine del Paese. È stato un dibattito difficile ma credo che sia venuta fuori una grande consapevolezza: sui diritti fondamentali si gioca la reputazione di un sistema ‘Paese’ e ciò riguarda indistintamente tutti”.

“Si poteva fare di più e si deve sempre fare di più ma resta comunque una grande vittoria per tutta la comunità. Perdere questo passaggio – avverte - ci avrebbe, ancora una volta, condannato ad una paresi normativa screditante agli occhi di tutti. Io sono ottimista e certo che questo passaggio segnerà una netta accelerazione; la società italiana non è meno evoluta di quella portoghese spagnola o argentina che convivono già con il matrimonio egualitario. Questa legge riallinea la politica alla società”.

Quale, dunque, il prossimo step nella corsa appena cominciata al riconoscimento di libertà e diritti? Inevitabile pensare alle adozioni.

“L’adozione – conclude Patané – ritengo debba essere al centro di un dibattito più ampio e onnicomprensivo che coinvolga l’intera comunità in uno quadro di coesione. Bisogna evitare conflitti e odiose discriminazioni”.

Marco Bua



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