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Sequestrati oltre 3 milioni a Santo Campione, ex amministratore SI.GEN.CO.

Santo Campione
13 nov 2014 - 11:45

CATANIA – Ha sottratto alla società SI.GEN.CO. oltre tre milioni di euro e stamattina la guardia di Finanza la stessa cifra l’ha sequestrata a lui.

Santo Campione, avvocato noto in città, secondo la guardia di  finanza, ha fregato soldi su soldi al colosso catanese degli appalti pubblici, fallito lo scorso anno con debiti che si aggiravano sui cento milioni di euro. Un vero parapiglia quello che si è creato all’interno della SI.GEN.CO. che lavorava per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali. E tutto perché, come al solito, dietro c’era chi ci mangiava, fregando denaro a destra e a manca: nel caso specifico era l’ex braccio destro del cavaliere Mario Rendo.

L’avvocato che al tempo si diceva sconvolto e non capiva come si potesse dichiarare il fallimento della società mandando a casa tanti lavoratori, oggi si scopre che ci aveva messo del suo perché questo accadesse.

Ad incastrare Campione diverse segnalazioni di operazioni sospette fatte dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia che hanno evidenziato flussi anomali di denaro dai conti correnti societari ai conti correnti intestati proprio a lui e alle persone vicine.

A sguazzare nel torbido, incassando somme che non gli spettavano sono stati sia Santo Campione sia il figlio Pietro, facendosi scudo con la SIGENCO Service s.r.l. che lavorava nella fornitura di calcestruzzo e che recentemente è fallita anche.

Ci sono degli episodi che durante le indagini hanno parlato chiaro: a novembre e dicembre 2012 sono stati firmati diversi assegni e sono stati effettuati bonifici per spostare denaro dalla SI.GEN.CO. S.p.A. alla SIGENCO Service S.r.l. In sostanza 2 milioni e 700 mila euro giustificati per la fornitura di calcestruzzo. Poi a gennaio altri due bonifici di un milione finiti prima su un conto intestato a Campione senior e poi al figlio. La causale? ACQUISTO AZIONI.

Ma ancora… sempre a novembre 2012 con altri tre bonifici si spostavano 700 mila euro dalla società, al conto dell’avvocato e poi ancora su quello di Pietro Campione. In questo caso la causale era la seguente “prestito a titolo grazioso”.

Ma di grazioso in tutta questa vicenda che ha mandato sul lastrico tanti lavoratori, non c’è proprio nulla.

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Giorgia Mosca



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