Mafia

Sciolto il comune di Giardinello per “infiltrazioni”

Giardinello
29 set 2015 - 11:32

GIARDINELLO - Infiltrazioni mafiose che avrebbero comportato un evidente “condizionamento della vita amministrativa locale”.

Queste le motivazioni che stanno alla base della pronuncia della Terza sezione del Consiglio di Stato che, di fatto, ribalta la decisione del Tar del Lazio confermando lo scioglimento del comune di Giardinello per mafia.

Il 24 marzo scorso il giudice amministrativo aveva accolto la richiesta di annullamento dei provvedimenti di scioglimento del comune palermitano, avanzata dal sindaco Giovanni Geloso e da altri componenti dell’amministrazione comunale e reintegrato, con pieni poteri, i “ricorrenti”.

I giudici del Tar avevano argomentato che “i denunciati contatti con la criminalità organizzata hanno riguardato in primo luogo non l’amministrazione oggetto del provvedimento impugnato e la relativa maggioranza consiliare, bensì ambiti politici vicini a precedenti gruppi politici oggi di minoranza, che le denunciate frequentazioni – essenzialmente di tipo personale e privato e quindi sostanzialmente estranee, salvo casuali ed occasionali momenti, all’esercizio di funzioni pubbliche – vanno inquadrate nella fisiologica possibilità di rapporti personali ed affettivi nell’ambito della ristretta comunità presente in un piccolo Comune, e che le affermate irregolarità dell’attività della struttura amministrativa comunale, non sembrano però riconducibili ad un disegno unitario da cui possano evincersi fenomeni in atto d’infiltrazione mafiosa”

 A ribaltare la versione del Tar ci ha pensato il Consiglio di Stato che ha accolto, infatti, il ricorso presentato dalla Presidenza della Repubblica, dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Palermo, sciogliendo il comune di Giardinello per infiltrazioni mafiose.

 Secondo i giudici, infatti, “risulta ben evidente come vi sia stato, anzitutto, un preciso condizionamento degli ambienti malavitosi locali e, in particolare, del locale boss mafioso, Giuseppe Abbate, sulle elezioni comunali di Giardinello e come l’appoggio di detto boss alla lista poi risultata vincitrice abbia determinato, al di là di ogni dubbio, un condizionamento degli organi politici da parte della criminalità organizzata di stampo mafioso. Non giova in senso contrario assumere, come deducono gli appellati, che in realtà il locale capomafia appoggiasse altra lista, risultata poi perdente alle elezioni comunali, poichè l’esame delle intercettazioni rivela, al contrario, che la mafia condizionava e influenzava, con il peso dei ‘suoi’ voti, indistintamente tutte le liste e, per la sua influenza fattasi ormai pervasiva, era in grado di condizionare, comunque, la vita amministrativa locale anche prescindendo dal contatto con il candidato o gli esponenti di questa o quella singola lista”.

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Marco Bua



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