Inchiesta

Scandalo Messina Ambiente: i nomi degli arrestati

messina ambiente
11 nov 2015 - 17:26

MESSINA - Da alcune ore i riflettori sono puntati sulla vicenda scandalo che ha colpito cinque tra imprenditori e dirigenti di Messina Ambientela società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti nella città dello Stretto.

Secondo un’accurata indagine condotta dal nucleo investigativo dei Carabinieri del comando provinciale e dalla sezione di polizia giudiziaria presso la Procura, gli indagati avevano messo in atto un servizio di appalti pubblici stipulati irregolarmente, gestione incontrollata di contratti di consulenza ed assunzione di dipendenti, incentivi da migliaia di euro versati a lavoratori amici e compiacenti, conduzione fallimentare, tangenti ed affidamento di servizi a società “amiche” che avrebbero intascato soldi a fronte di servizi praticamente inesistenti.

In manette sono finiti: l’amministratore unico di Messina Ambiente, Armando Di Maria e il funzionario contabile della società Antonino Inferrera. Quest’ultimo avrebbe favorito imprenditori e amici nell’affidamento di servizi.

L’affare che ha suscitato più scalpore è stato quello dell’assicurazione dei mezzi che, senza alcuna gara o bando ufficiale, venivano affidati al broker assicurativo Antonino Buttino che avrebbe incassato da Messina Ambiente circa 350 mila euro pagando una tangente di 50 mila euro.

Gli altri due implicati sono i titolari di due aziende: Francesco Gentiluomo e Marcello De Vincenzo che, anche loro senza gara, avrebbero pagato un’ingente somma per accaparrarsi la sistemazione dei mezzi di Messina Ambiente. 

I cinque arrestati sono stati posti agli arresti domiciliari. 

Secondo quanto confermato in queste ore, questo sistema avrebbe causato un buco di oltre 30 milioni di euro nelle casse della società e che in questi anni è stato pagato dalla collettività attraverso le tasse dei messinesi. 

Di conseguenza, Ivano Giacomelli e Manfredi Zammataro, rispettivamente segretario nazionale e regionale dell’Associazione Nazionale dei Consumatori CODICI – Centro per i Diritti del Cittadino – hanno dato mandato ai propri legali di depositare un esposto e preannunciano che si costituiranno parte civile al processo invitando tutti i cittadini messinesi a entrare nel processo come parti offese per chiedere il risarcimento del danno patito da ciascuno, a causa di una serie di illeciti che hanno penalizzato in modo diretto i messinesi. Per tale ragione, l’Associazione invita i cittadini a visionare il sito www.codicisicilia.com per essere aggiornati sulle modalità per aderire alla class action o a telefonare al numero 320.2281052.

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Rossana Nicolosi



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