Protesta

Sbarchi e accoglienza, denuncia del Siap: “Non siamo più in condizioni di operare”

sbarchi
29 giu 2017 - 18:53

CATANIA - Non bisogna abituarsi e non dobbiamo abituarci alle “emergenze”, almeno così vengono chiamati gli sbarchi nelle nostre coste. Si è vero, tanti volontari sono lì, a raccogliere ed assistere i profughi sbarcati; ma il durante e il dopo? Oltre all’assistenza, alla vigilanza, alla fotosegnalazione e attività connesse, il poliziotto deve poi lavorare le pratiche in ufficio, e sono interminabili.

La Sicilia, in generale, è la regione con più porti di arrivo, ma quella orientale forse, è di gran lunga la più chiamata alle operazioni di accoglienza tra tutte le province siciliane interessate. In particolare, il porto di Catania spicca e primeggia nei numeri ed impegno, sia operativo sia giudiziario. Dal gennaio 2016 ad oggi solo nella regione orientale si sono registrati 311 sbarchi per un totale di 99.700 migranti, sbarcati e trattati (foto-segnalati), di questi solo Catania ne ha trattati 41.000 (112 sbarchi).

Nell’ultimo periodo, una marea di uomini, donne e bambini accolti nel porto catanese sotto un sole a 40°. I poliziotti non sono più in condizioni di operare. Il “Sindacato italiano appartenenti alla polizia” (Siap) ha già fatto delle battaglie: la prima per i pasti che non erano forniti, per l’acqua che era centellinata, per i lunghi servizi senza cambio (un operatore lavora in media 9/12 ore di continuo), per i rischi contagi e per la “tendopoli al porto”, non adatta ad ospitare uffici mobili di identificazione.

Gazebi che sono senza aria condizionata e sotto il sole siciliano, e si può ben immaginare a quale condizioni di micro-clima sono costretti poliziotti e migranti a permanere per lunghe ore. In più il dipartimento della polizia di stato non paga ai dipendenti il lavoro straordinario effettuato negli sbarchi.

Lavoro, anche amministrativo che va assolutamente fatto e continua soprattutto dopo lo sbarco, sia per i rigidi termini imposti dalle norme sia per smaltire celermente le pratiche di rifugiati al Cara di Mineo sia per le importanti attività giudiziarie e antiterrorismo. Inoltre va sottolineato come la continua sottrazione di uomini e donne dagli uffici o dalle altre operatività, incide negativamente sulla sicurezza cittadina.

Foto di repertorio

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Redazione NewSicilia



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