Tradizione

A Sant’Agata tornano le Ntuppatedde e con loro il desiderio di libertà

A Sant'Agata tornano le Ntuppatedde e con loro il desiderio di libertà
20 gen 2017 - 06:13

CATANIA – Ogni anno come di consuetudine, celebriamo la nostra amata Patrona con grande festa ed emozione, quasi come se ogni volta fosse la prima. A Sant’Agata però spesso si associa anche il nome delle “Ntuppatedde”.

Chi sono e perché hanno a che fare con questo periodo così importante per noi catanesi ce lo spiega Elena Rosa, artista e performer del territorio.

Chi e quante siete?

“Il numero delle Ntuppatedde non è fisso. Io sono l’ideatrice e curo tutti gli aspetti dal primo anno, con me un piccolo nucleo di performer. A partecipare di anno in anno ci sono anche donne di varie etnie e provenienze”. 

Perché sono nate le Ntuppatedde? A cosa si rifanno e qual è la loro storia?“Le ntuppatedde hanno fatto una pausa. Sono tornate nel 2013. La donna che apparve durante la festa di Sant’Agata nel 1868, fu cacciata via e insultata. Si disse che passarono di moda o che semplicemente la tradizione scomparve; niente di più falso. Dal 600 fino a metà 800, le donne godettero di un vero e proprio diritto detto appunto, “diritto di ‘ntuppatedda”.

Elena Rosa a tal proposito cita “La coda del diavolo”, celebre racconto di Giovanni Verga, in cui è scritto: “A Catania la quaresima vien senza carnevale; ma in compenso c’è la festa di Sant’Agata – gran veglione di cui tutta la città è il teatro – nel quale le signore, ed anche le pedine, hanno il diritto di mascherarsi, sotto il pretesto d’intrigare amici e conoscenti, e d’andar attorno dove vogliono, come vogliono, con chi vogliono”.

“È proprio questo – ci spiega Elena Rosa – il diritto di  ntuppatedda, diritto il quale, checché ne dicano i cronisti, dovette esserci lasciato dai Saraceni, a giudicare dal gran valore che ha la donna dell’harem. Il costume si compone di un vestito elegante e severo, possibilmente nero, chiuso quasi per intero nel manto, il quale poi copre tutta la persona e lascia scoperto soltanto un occhio per vederci e per far perdere la tramontana. La sola civetteria che il costume permette è una punta di guanto, una punta di stivalino, una punta di sottana o di fazzoletto ricamato, una punta di qualche cosa da far valere insomma, tanto da lasciare indovinare il rimanente”.

A Sant’Agata tornano le Ntuppatedde e con loro il desiderio di libertà

Quando e dove vi esibite?

Le Ntuppatedde appaiono nella mattina del 3 febbraio fra la gente che segue il raduno delle candelore, ciò che innesca la performance sono le reazioni e le relazioni: e allora danze, sorrisi, sventolare di garofani rossi, sbandare di candelore e strepitare d’ottoni di banda. La ntuppatedda di oggi non vuole farsi copia di una tradizione scomparsa, si fa piuttosto apparizione di un bisogno ancestrale.  Rappresenta la natura che fiorisce. È sovvertimento, azione estetica, dono, danza, festa”.

A Sant’Agata tornano le Ntuppatedde e con loro il desiderio di libertà

Avete una sede? Organizzate eventi?

“Non abbiamo una sede, abbiamo un luogo che ci accoglie per prepararci, attraverso un seminario tutte le donne possono partecipare per conoscere la storia e per prepararsi ad un’uscita, ovvero si partecipa ad un vero e proprio rito durante il quale si fa comunione di una festa dove il femminile si celebra, attraverso una Santa che ha lottato per difendere una libertà. La nostra è un’azione estetica che fa ricerca dentro un contesto antropologico e culturale specifico“.

Eventi su Facebook: https://www.facebook.com/events/1224369270988430/

 

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Corrada Cannella



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