Abusi

San Giovanni Li Cuti, spiaggia in cui l’inciviltà regna sovrana

San Giovanni Li Cuti
26 lug 2016 - 05:15

CATANIA - È estate: la gente sceglie la località giusta per stare un po’ in acqua e abbronzarsi sotto la luce del sole. Per gente intendiamo tutti, anche quella diversamente abile.

La precisazione è d’obbligo perché ciò che vogliamo dirvi riguarda proprio loro che hanno il diritto, come tutti gli altri, di godersi una giornata al mare. Andando a ritroso: nella spiaggetta di San Giovanni Li Cuti il Comune fece instaurare una passerella per le persone portatrici di handicap: un piccolo scivolo in legno che porta ad una struttura in ferro dove gli uomini o le donne in carrozzina, o gli stessi anziani, possono ‘assaporare’ la freschezza dell’acqua cristallina della zona.

Precisiamo anche che la passerella potrebbe essere utilizzata comunque da tutti, non a caso oltre la struttura in ferro troviamo dei piccoli scalini per scendere a mare evitando gli scogli. Ma quando viene offerto un servizio e viene tesa la mano, forse ci si prende l’intero braccio.

Le foto di questo articolo ritraggono, appunto, la passerella dedicata principalmente ai disabili, ma quello che ci siamo chiesti è perché abbiamo trovato diverse persone, giovani e non, sdraiate, sedute sulle sdraio e posizionate ai margini addirittura con un ombrellone. 

Dopo il bellissimo gesto da parte di due pensionati di ripulire la spiaggia e prendersene cura, il nuovo problema pare infatti essere questo: l’inciviltà e il mancato rispetto della gente. Già, perché non appena un disabile si appresta a scendere dalla passerella, com’è giusto che sia, quella stessa gente seduta, ‘spaparanzata’ sulle tovaglie, si offende pure: “Lei mi sta ostruendo il passaggio, mi faccia passare!”, oppure “Per quanto ne ha? Quando dice lei passo, dovrei anche pranzare” (in siciliano). 

San Giovanni Li Cuti (1)

E dalla passerella per i disabili, fu così che si passò alla passerella per gli ABILI, nuovi padroni della piattaforma. Non finisce qui però: il Comune di Catania ha piazzato dei cartelli e dei piccoli foglietti sia vicino all’entrata della spiaggia di Li Cuti sia vicino alla passerella: “È severamente vietato tuffarsi per mancato servizio di salvataggio”.

L’utilità di quei cartelli, forse, è quella di appoggiarci le stuoie: diversi ragazzi, ogni giorno, salgono sulla ringhiera all’angolo della passerella, nella parte in ferro, e si lasciano andare come campioni olimpionici in acqua. Anche uomini di mezza età e persino bambini salgono su uno scoglio che fuoriesce dall’acqua per fare dei tuffi pericolosissimi. Ad oggi, per fortuna, nessun ferito, ma bisogna stare attenti e soprattutto rispettare le regole stabilite, proprio perché manca un bagnino pronto ad un ipotetico salvataggio, senza contare i bagnanti a cui dà fastidio la vera e propria ‘doccia’ in faccia. Ma questa è una piccolezza.

Visto che ci siamo, facciamo risaltare un’altra cosa anch’essa molto pericolosa: stavolta seduti sulla ringhiera, i padri o i nonni danno ai figli/nipoti una canna da pesca per prendere qualche pesciolino da cucinare poi a pranzo. E l’amo? Potrebbe conficcarsi facilmente nel piede di qualcuno, questo però non viene detto evidentemente. Perché forse quella spiaggia è un patrimonio anarchico, dove tutti fanno tutto, a prescindere dalle teoriche conseguenze.

Parlando con alcuni bagnanti della zona, queste sono state le risposte: “Fanno ciò che vogliono, non capiscono che è irrispettoso sostare lì ed ostruire il passaggio, sia nella passerella che nella spiaggetta stessa e se dici loro qualcosa si ‘inviperiscono’”. 

E in merito ai tuffi: “Sono esibizionisti, fanno gare di tuffi dove non possono. Qui è pericoloso, ci sono bambini. Evidentemente nessuno ha mai fatto un passo in avanti per fermare queste persone irrispettose nei confronti altrui”. 

C’è di più. Ecco cosa ci ha detto una ragazza, Gaia: “Io vengo poche volte qui la mattina, però la sera con i miei oppure con il mio ragazzo la faccio sempre una passeggiata. Una sera volevamo scendere qui in spiaggia per sederci sugli scogli e magari farci un bagno: non abbiamo potuto fare niente di tutto questo perché lì c’erano tantissimi zingari che ci guardavano davvero male, all’inizio non sembravano rom, però poi scendendo in spiaggia ci siamo sentiti osservati e si stavano pure avvicinando a noi per dire ‘questa è zona nostra’, un brutto spettacolo che ci ha messo anche paura“.

Detto ciò, è bene sentire cosa ha da dire l’amministrazione comunale: abbiamo contattato l’assessore Rosario D’Agata e ci ha spiegato che “occorre soltanto la repressione, parliamo di pura inciviltà. Informerò il comandante Belfiore di questa spiacevole vicenda, è ovvio che la passerella essendo soltanto a disposizione dei disabili è incredibile che ciò accada”.

Come una pulita entrata in scivolata per intercettare la palla, il comandante Belfiore lo abbiamo informato e contattato noi: “Più che un problema di Polizia Municipale parliamo di civiltà, di educazione ed è ovvio che io rimanga indignato. Verificheremo tutto, purtroppo ci sono cose che dovrebbero essere automatiche, io non andrei mai in una passerella dedicata ai disabili, è irrispettoso, mi vergognerei. Adesso agiremo mandando qualcuno a verificare al più presto, rimango basito”.

Un atto d’inciviltà a 360° gradi, un problema che è complicato risolvere seguendo canali istituzionali. Forse bisognerebbe tornare indietro nel tempo ed imparare tante cose, di cui la prima è il rispetto verso gli altri: a voi i commenti.

Gabriele Paratore



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