Indagini
 

Mafia: dura spallata alla cosca palermitana, dieci arresti

4 mag 2016 - 07:09

PALERMO - La Compagnia Carabinieri di Partinico sta dando esecuzione a dieci misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura distrettuale, nei confronti degli esponenti della famiglia mafiosa di Borgetto, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni.

A partire dal 2012, i Carabinieri di Partinico, coordinati dalla Procura distrettuale di Palermo, hanno avviato un approfondito monitoraggio sulla famiglia mafiosa di Borgetto, con particolare riguardo alle figure di Antonino Giambrone  e dei fratelli Tommaso e Francesco.

Gli elementi acquisiti hanno evidenziato da subito il ruolo di comando assunto da Giambrone, rivelando le dinamiche associative dell’organizzazione criminale.

L’11 febbraio del 2013 viene scarcerato Nicolò Salto, storico esponente mafioso in opposizione allo schieramento della famiglia Giambrone: una contrapposizione che aveva già condotto all’omicidio dello stesso Giambrone.

Salto, tornato in libertà, cerca immediatamente di imporre la sua presenza sul territorio, tanto che i Carabinieri registrano i primi segnali di affermazione in alcuni danneggiamenti a imprenditori locali.

Nell’aprile del 2013, Giambrone viene arrestato nell’operazione “Nuovo Mandamento”. Poco dopo, in un incontro su Corso Roma di Borgetto, Salto rassicura il padre di Giambrone che il figlio non sarebbe stato abbandonato.

L’incontro segna una pax mafiosa tra clan rivali e l’affermazione di Salto. Seguono fitti incontri tra i Giambrone e Salto che delineano il programma criminale sul territorio. Il gruppo criminale, a questo punto diretto da Salto, si avvale dei Giambrone per la raccolta dei proventi estorsivi.

Il sostegno logistico è fornito invece da Antonino Frisina, autista del boss Salto. Le attività tecniche hanno altresì consentito di documentare l’interesse della compagine mafiosa a condizionare le scelte amministrative del comune di Borgetto, con particolare riguardo all’esecuzione di alcuni lavori pubblici.

In tale contesto, è stata documentata la condotta di  Giuseppe Maniaci, direttore dell’emittente televisiva “Telejato”, indagato per estorsione per aver ricevuto somme di denaro e agevolazioni dai Sindaci di Partinico e Borgetto onde evitare commenti critici sull’operato delle Amministrazioni.

Redazione NewSicilia