Itinerari

La sacralità dei luoghi e la spiritualità delle tradizioni rurali con Gusto di campagna

tramonto
1 nov 2015 - 06:00

La riscoperta dei santuari mariani è un’occasione per avvicinarsi alla storia e alle tradizioni rurali del territorio calatino.

Tutta la Sicilia fu caratterizzata fin dall’antichità da una vocazione prevalentemente agricola.

Di questo passato rurale rimangono i segni, più o meno evidenti, delle civiltà e degli uomini che nel corso dei secoli hanno plasmato il territorio e l’avvicendarsi di culture e civiltà diverse ha prodotto anche nel calatino una stratificazione di usanze e credenze religiose, di miti pagani e superstizioni, radicati a fondo nella tradizione popolare, che furono poi assorbiti e mutuati dal cristianesimo delle origini.

Il mondo contadino, con i suoi ritmi legati alle stagioni e al lavoro nei campi, era fortemente permeato di religiosità in ogni aspetto dell’esperienza quotidiana, nei cicli della vita dell’uomo, della natura e della comunità.

Di generazione in generazione si tramandavano riti che legavano sacro e profano, religione e superstizione. In questo contesto, la devozione mariana ebbe larghissima diffusione. La figura della Vergine Maria, materna e protettiva, era vista come intermediaria delle suppliche dell’uomo verso Dio, e le erano attribuite qualità salvifiche e tutelari. Divinità femminile per eccellenza del mondo cristiano, in essa confluirono aspetti e caratteristiche delle antiche dee pagane legate alla fertilità della terra e della natura, agli alberi, alle proprietà guaritrici di sorgenti e fontanili.

Molto comune era inoltre l’usanza di porre immagini sacre nelle stalle, lungo le strade, per vegliare sui raccolti e sul cammino dei viandanti. Spesso, si invocava l’intercessione della Vergine in caso di carestie, siccità, epidemie, guerre o terremoti. Esisteva tutta una serie di preghiere e litanie da utilizzare nelle diverse occasioni, recitate durante pubbliche processioni di supplica o ringraziamento, in cui era coinvolta l’intera comunità rurale.

Vi si trova un richiamo ai riti ancestrali legati alla fertilità della terra in onore della dea Cerere, protettrice delle messi. Durante queste celebrazioni veniva accompagnata processionalmente lungo le vie di campagna e le strade di paese un’effigie della Madonna, attorno a cui si concentrava la devozione locale. Questa tradizione, pur avendo perso l’originario significato legato alle pratiche agricole, è viva ancora oggi nei diversi santuari mariani.

Alle immagini della Vergine, ritenute miracolose, si ricorreva per invocare aiuto e protezione, ed erano frequenti le donazioni e gli ex voto offerti in cambio di grazie ricevute. Si formarono così compagnie e confraternite, veri e propri nuclei di aggregazione locale, dedite alla cura e alla gestione del culto. Con i fondi raccolti si costruirono intorno alle immagini dapprima semplici cappelle, poi piccoli oratori e chiese che la devozione popolare, col passare del tempo, continuò ad arricchire e decorare. Nelle denominazioni di questi santuari si conservò il riferimento alle antiche immagini, collocate su alberi o in prossimità di fonti e torrenti, ed ispirate a precisi modelli iconografici. Sono edifici in genere di dimensioni ridotte ma ricchi di un decoro che racconta, proprio attraverso la sua semplicità, dello stretto legame con il territorio di appartenenza.

Un viaggio alla scoperta dei santuari Mariani da vivere insieme a “Gusto di campagna”, occasione preziosa per conoscere e salvaguardare parte della storia e delle tradizioni di quel mondo rurale che costituisce il substrato comune non solo del territorio calatino, ma dell’intera regione Sicilia.

Con “Gusto di campagna” la terra è resa fruibile a gitanti e viaggiatori e viene proposta come luogo capace di evocare cultura, emozioni, benessere e salute in un contesto umano di accoglienza autentico e irripetibile.

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Marco Bua



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