Sequestro

S. Maria di Licodia, sigilli ad impianto di depurazione: valori troppo superiori al limite

procura-della-repubblica
1 ago 2016 - 13:12

S. MARIA DI LICODIA - Oggi sono stati posti i sigilli all’impianto di depurazione comunale dei reflui fognari a servizio del Comune di Santa Maria di Licodia. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le Indagini preliminari su richiesta della Procura etnea, in seguito alle indagini condotte dalla sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato presso la Procura distrettuale della Repubblica di Catania.

Le verifiche effettuate e l’esito delle analisi di laboratorio, compiute dai tecnici di Arpa Catania, hanno consentito di accertare le gravi carenze dell’impianto di depurazione che scarica i reflui, dopo il processo di depurazione, nel vallone Solpa Maneri denominato anche Spurpi. I risultati dei campionamenti nelle condotte in uscita sono stati sconcertanti: valori di E. Coli anche 800 volte superiori al limite massimo indicato nella normativa vigente; quelli di Azoto Ammoniacale come NH4+ anche tre volte superiori; i macrodescittori COD e BODS rispettivamente due e quattro volte superiori ai limiti soglia.

Tutto ciò segno di un preoccupante fenomeno di inquinamento alle matrici ambientali, di deterioramento e naturale, causati inequivocabilmente dall’immissione dello scarico proveniente dal depuratore di Santa Maria di Licodia, tanto che le “acque” che scorrono lungo il vallone vanno poi a confluire con quelle del Simeto.

L’impianto allo stato attuale risulta privo di autorizzazione allo scarico in quanto, come indicato dal dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, la precedente autorizzazione risultava priva di efficacia poiché rilasciata ai sensi dell’art. 40 della L.R. 27/86: il comune ha tuttavia presentato un’istanza, mentre nel registro degli indagati sono stati iscritti due soggetti. I magistrati hanno pertanto ritenuto che quanto accertato realizzasse non una temporanea compromissione del corso d’acqua, ma un danno concreto all’ambiente che la libera disponibilità dell’impianto avrebbe soltanto peggiorato. 

Quest’ultimo, oggi posto sotto sequestro, non verrà fermato. In tal caso i rischi per gli abitanti del Comune sarebbero stati ancora più gravi, ma il G.i.p. ha concesso l’autorizzazione all’uso, consentendo la prosecuzione dell’attività nominando però da subito come custode il direttore della struttura territoriale di Arpa Catania ed egli avrà il compito di assicurarne lo svolgimento dell’attività di depurazione in conformità alle disposizioni di legge.

Sequestrato dunque un altro depuratore della provincia etnea, segno di un costante impegno della Procura e delle forze dell’ordine nei riguardi della gestione e del funzionamento degli impianti oggi troppo spesso inadeguati, con grave danno per l’ambiente e per la collettività. 

Gabriele Paratore



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