Inchiesta

Il rogo preso a calci e l’ambulanza senza assicurazione. Quel che non si sa dei festeggiamenti agatini e della guerra dei volontari contro Bianco

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5 mar 2017 - 12:36

CATANIA – Guardate come va in giro tranquillamente. Cliccate sul video e osservate. Vi chiederete cosa ci sia di strano in un’ambulanza in movimento sulla via Etnea di Catania. Nulla, ovviamente. Se non fosse per un dettaglio. L’ambulanza che vedete non avrebbe dovuto percorrere un centimetro, uno soltanto. Perché non è assicurata.

Proprio così, l’ambulanza, di proprietà di una ditta privata, con tanto di logo del 118 in bella vista sulla fiancata, è stata operativa durante gli scorsi festeggiamenti in onore della Patrona di Catania Sant’Agata senza alcuna copertura assicurativa.

Ambulanza senza assicurazione

Superfluo sottolineare quel che è, una gravissima violazione, a maggior ragione all’interno di un contesto in cui dovrebbe essere garantito il massimo rispetto della legalità. Adesso guardate l’altro video che abbiamo la possibilità di mostrarvi. Vi chiediamo qualche minuto. 

Avete notato quel che denunciano le immagini? Avete notato come si cerca di spegnere il rogo che all’improvviso s’è alimentato nell’area riservata allo spegnimento dei ceri nella centralissima piazza Stesicoro? A calci. Alcuni volontari chiamati in servizio dalla Protezione Civile di Catania hanno cercato di arginare le fiamme a pedate. A pedate. Lo ripetiamo perché sembra incredibile, ma è tutto vero, è accaduto davvero. Pedate, durante i festeggiamenti agatini, quelli vissuti da migliaia di devoti, cittadini, turisti, la Protezione Civile ha cercato di spegnere il fuoco a pedate. Con tanto di pericolo corso da chi, senza alcun controllo, si avvicinava al rogo per accendere il proprio cero votivo, così come possiamo documentarvi con un altro video e nella foto in copertina.

L’ambulanza priva di assicurazione ed il rogo preso a calci sono quel che non si sa dei festeggiamenti agatini, sono quel che non si sa di quel che avviene dietro le quinte, sono quel che non si di quel che sta succedendo a Catania all’interno della Protezione Civile, dov’è in corso la guerra dichiarata da ben sei associazioni di volontariato al vertice, a Salvatore Consoli, il consulente esterno del sindaco che Enzo Bianco ha nominato Commissario Straordinario del Coordinamento Comunale del Volontariato alle attività di protezione civile. Le associazioni sono: Admi (Associazione Dipendenti Ministero dell’Interno), l’Oev e Pc (Orgnizzazione Europea Vigili del Fuoco e Protezione Civile ), Aquile dell’Etna, Gvs (Gruppo Volontari Sicilia), Gvi (Gruppo Volontari Italia), Gas (Guardie Ambientali Sicilia). Tutte compatte contro “Un’autorità che non riconosciamo”, affermano decisi in coro i rappresentanti delle associazioni. Ed i motivi li hanno messi nero su bianco. Tutto alla luce del sole. Il punto di rottura definitivo è stato “Il piano pubblicato la sera del 1 febbraio sul sito del comune (con applicazione retroattiva al 28 gennaio e successivamente applicato per il 3-4-5-6-12 febbraio) – spiegano – basta confrontare lo stesso con la bozza e con quello dello scorso anno per capire che sono stati volutamente eliminati interi pezzi, per meglio comprendere il tutto andiamo prima ad analizzare il piano e successivamente ciò che è successo durante le feste Agatine”. L’analisi secondo le associazioni:

1 – “Il piano omette il riferimento alla legge (obbligatorio) all’accordo Stato-Regioni n° 91/2014 per il modello di calcolo da cui discendono le risorse necessarie all’evento”.

2 – “Non si fa riferimento al rischio antiterrorismo e si fa riferimento ad una ordinanza del questore vecchia di 6 anni ed abbondantemente sorpassata dagli ultimi avvenimenti”.

3 – “A pag. 9 viene definito l’apporto del coordinamento comunale del volontariato con squadre sanitarie e logistiche mentre a pag 45 non si fa più menzione delle squadre di logistica (forse perché si sono accorti di non disporre di volontari sufficienti a coprire i turni necessari)”.

4 – “A pag. 14 viene stabilito che i volontari avvistatori/logistica dovranno essere un punto di riferimento per i fedeli ed un’interfaccia con le forze dell’ordine ed all’insorgere di situazioni d’emergenza devono indirizzare le persone nelle aree sicure come da indicazioni del piano”.

5 – “Nel piano si fa riferimento alla necessità delle squadre antincendio ma successivamente non si riportano le risorse necessarie e nel riepilogo non vengono più menzionate”.

6 – “A pag. 16 si prevede che il responsabile della polizia municipale metterà a disposizione i fondi per i servizi chimici (questo è un piano operativo non delle risorse che dovrebbero essere reperiti con altre pianificazioni)”.

7 – “Come mai nel piano definitivo non si fa alcun riferimento alle misure di prevenzione come l’uso di bombole e di bracieri lungo il percorso?”.

8 – “Nella parte delle turnazioni si denotano dei grossolani errori sulla turnazione della sala radio (punto nevralgico per la gestione dell’emergenza) con inspiegabili buchi che non coprono l’intero periodo”.

Ed ecco l’analisi di quel che sarebbe avvenuto durante i festeggiamenti:

1 – “Le squadre di logistica erano completamente assenti e dove presenti composti da 1 o al massimo 2 operatori”.

2 – “Assenza totale delle squadre antincendio, ad eccezione di quella intervenuta nella zona dell’altarino in via Dusmet in barba a tutti i regolamenti di protezione civile, perché è stata attivata un’associazione di Adrano autorizzata dal comune di Catania senza interpellare il Dipartimento Regionale della Protezione Civile”.

3 – “Per riuscire a coprire il minimo delle postazioni sono state attivate associazioni di altri comuni senza chiedere alcuna autorizzazione al Dipartimento Regionale della Protezione Civile”. 4 – “Dove erano presenti i volontari, in presenza di situazioni di pericolo sono stati incapaci di gestire gli eventi, così come avvenuto, in particolare, la sera del 5 in piazza Stesicoro”.

5 – “Alcuni giorni prima dell’attività il delegato dell’amministrazione per il volontariato ha chiesto una dichiarazione circa la copertura assicurativa di volontari e mezzi ed in alcune associazioni risultano incorporati un numero eccessivo di volontari rispetto a quanti registrati nell’assicurazione”.

Quel che è accaduto la sera del 5 in piazza Stesicoro e l’ambulanza priva di assicurazione sono documentati anche con le foto ed i video che vi abbiamo mostrato.

Le associazioni hanno deciso di ribellarsi a quella che ritengono una inadeguata gestione delle loro risorse umane e delle loro competenze, che denunciano nel documento ufficiale in nostro possesso, firmato e controfirmato da tutti i rappresentanti delle associazioni lo scorso 29 luglio, quando, dunque, il sindaco Bianco avrebbe avuto ancora ampiamente tempo per intervenire e chiarire quel che secondo le associazioni non va, che si sintetizza nel rifiuto del ruolo di “Commissario Straordinario – affermano – del Coordinamento Comunale del Volontariato alle attività di protezione civile in sostituzione del consiglio direttivo e del presidente perché in palese contrasto con la Legge 266/91”. Ma non solo. Leggete comodamente.

Ecco il documento nudo e crudo inviato a Bianco, all’assessore alle Protezione Civile del Comune di Catania Luigi Bosco, al segretario generale del Comune di Catania Antonina Liotta, alla Protezione Civile di Catania ed al Coordinamento Comunale del Volontariato.

documento 1 (1) vedi documento “Annullamento autotutela, 1″

documento 2 (2) vedi documento “Annullamento autotutela, 2″

 documento 3 (3) vedi documento “Annullamento autotutela, 3″

Documento4 vedi documento “Annullamento autotutela, 4″

 “Nei giorni successivi ai festeggiamenti sono state rilasciate da parte dei consulenti del sindaco alcune dichiarazioni su come sono andate benissimo le operazioni - concludono amareggiati i rappresentanti delle associazioni - in termini assolutamente autoreferenziali e senza nascondere il fatto di aver attivato associazioni non del comune di Catania senza chiedere l’autorizzazione al dipartimento regionale. Ci auguriamo che la nostra giusta, giustissima battaglia, ci faccia ottenere quel che riteniamo un diritto per noi volontari e per i cittadini ai quali offriamo il nostro servizio”.

Alessandro Sofia

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Redazione NewSicilia



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