Patrimonio

Sarà rilanciato il marmo di Custonaci?

nella foto di Fabio Savagnone, Giuseppe Bica sindaco di Custonaci
nella foto di Fabio Savagnone, Giuseppe Bica sindaco di Custonaci
23 feb 2015 - 16:10

CUSTONACI - Nel territorio di Custonaci, vicino Trapani, si colloca il secondo bacino marmifero d’Italia, che ha prodotto marmi utilizzati nella Basilica di San Pietro in Vaticano, nella straordinaria chiesa di Casa Professa a Palermo, che ha pure segnato la storia del Barocco Italiano e che è attualmente apprezzatissimo nell’esplosione architettonica in corso nella penisola arabica.

Si tratta di circa duecento cave presenti in un’area di quasi quattro chilometri quadrati, dove vengono estratti i blocchi del bel Perlato di Sicilia, di colore avorio con macchie di calcite pura, dei differenti tipi di Perlatino (come il Cremino), del marmo Diaspro, del Nerello di Custonaci ed altri.

La produzione è condotta da un notevole numero di aziende grandi e piccole, ed ha anch’essa risentito della crisi. Sono però adesso possibili le premesse di un rilancio, segnato dal delinearsi di una realizzabile nuova cooperazione tra i produttori, favorita anche dall’attenzione mostrata dal sindaco della città di Custonaci, Giuseppe Bica e dal presidente dell’Assomarmi, Vito Pellegrino.

Un significativo sintomo è apportato dalle innovative proposte artistiche sull’uso del marmo, anche in settori come la gioielleria, avanzate dall’Accademia di Belle Arti Kandinskij di Trapani, che ha di recente inaugurato a Custonaci la sua sede decentrata di via Scurati, presso la Scuola del Marmo. L’auspicio è che anche la Regione voglia fare la sua parte.

Giovanni Paterna

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Redazione NewSicilia



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