Ambiente

La riserva naturale di Randello sotto attacco dei privati, tubi e speculazioni

randello
Randello sotto attacco
17 lug 2015 - 06:01

RAGUSA - C’è un pezzo di Sicilia da cornice tipica di Montalbano. A due passi dal barocco di Ragusa e dal liberty di Vittoria c’è la riserva naturale di Randello, un angolo di paradiso tra alberi, dune, spiaggia finissima e dorata e un mare cristallino.

Ma – come testimonia il nostro viaggio a Randello di NewSicilia.it con Andrea Dell’Agli di Fare Verde – Randello è sotto attacco dei privati che vorrebbero speculare su un’area così meravigliosamente bella e dell’incuria della gestione pubblica.

Già l’anno scorso i movimenti ambientalisti hanno condotto una battaglia contro il business dei privati dentro Randello che aveva portato alla realizzazione di una pedana in legno abusiva sull’arenile poi sequestrata e un lido, con tanto di autobar, sdraio e ombrelloni, pronto a operare nella zona retrodunale. Inoltre il bus che accompagnava i turisti del resort che afferisce al lido entrava direttamente dentro la riserva per lasciare comodamente i suoi ospiti vicino alla spiaggia.

Nonostante la battaglia del “popolo di Randello” tesa a proteggere questo tesoro naturale dalle grinfie dei privati e i ricorsi al Tar anche quest’anno il lido privato è tornato a operare. 

“L’anno scorso siamo riusciti a bloccare la costruzione dello chalet – spiega Andrea Dell’Agli – oggi il lido è presente con ombrelloni e sdraio. Quello che si vuole fare è la svendita di Randello, permettendo a un privato l’accesso. Crediamo che un bene comune come la spiaggia di Randello e le sue dune debbano essere tutelati”.

Al momento vi sono tre ricorsi al Tar e diverse sono apparse le situazioni “opache” tanto che lo scorso anno è intervenuta la procura con tre avvisi di garanzia che hanno portato al sequestro dell’area contestata.

“Constatiamo – prosegue l’esponente di Fare Verde – che c’è un’attività di privati in un Sic che, invece, dovrebbe essere tutelato. I piani di gestione di un sito del genere non prevedono questo tipo di attività”.

Ma oltre alle “aggressioni” private Randello deve subire quelle di chilometri e chilometri di tubi. Si tratta di un piano che prevedeva l’irrigazione delle dune e della loro vegetazione attraverso i tubi che sono in politilene. Adesso sono lasciati all’abbandono e si stanno disperdendo nell’ambiente provocando – al contrario delle intenzioni iniziali – un danno non indifferente.

Oltre il progetto di 930mila euro per difendere l’assetto dunale, che ha previsto la realizzazione di alcune barriere in legno e di reti ormai lasciate al loro destino, le tonnellate di tubi neri e lunghissimi stanno contaminando Randello.

I fatti – seguiti attentamente da Fare Verde – sono in continuo divenire. Infatti un altro lido sta per sorgere all’interno dell’area Sic di Randello che sovrasta le dune. Già eseguiti molti lavori e ombrelloni e sdraio sono pronti per essere posizionati in spiaggia.

Si preannuncia un’altra estate caldissima per la difesa del bene comune.

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Andrea Sessa



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