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Racket della manodopera straniera: braccianti come bestie per 20 euro al giorno

carabinieri
31 mar 2015 - 06:50

PATERNÒ – “Ci trattavano come delle bestie e ci facevano vivere in condizioni igieniche pessime. Eravamo degli schiavi per guadagnare solo qualche spicciolo”. Parole forti pronunciate da un bracciante agricolo rumeno che ha avuto il coraggio di raccontare agli investigatori le sue giornate di lavoro trascorse nelle campagne di Paternò.

Avevano reclutato in Romania 41 braccianti agricoli, illudendoli che in Italia la loro vita sarebbe stata migliore. E invece arrivati qui… hanno trovato l’inferno. 

Costretti al massacro, con orari di lavoro disumani e ospitati in cassoni di lamiera dove spesso non c’era neanche l’acqua. Dovevano riscaldarsi facendo dei piccoli falò con quello che trovavano davanti ai propri occhi. E delle volte venivano anche picchiati.

La loro paga era di 50 euro al giorno, da cui si dovevano sottrarre 5 euro per il trasporto dall’alloggio al campo e 25 circa per il vitto e l’alloggio. In sostanza ognuno di questi braccianti portava a casa solo 20 euro.

Quello che accadeva nelle campagne di Paternò, in provincia di Catania era dunque il racket della manodopera straniera e con ogni probabilità oltre ai contadini c’erano anche delle donne costrette a prostituirsi ma questo sarà oggetto di una nuova indagine dei carabinieri del Comando Provinciale di Catania.

Intanto, questa mattina, all’alba si è conclusa l’operazione “Slave”, iniziata nel 2013 che ha portato all’arresto di 9 persone, delle quali due ancora ricercate.

In manette sono finiti due italiani: Rosario e Calogero Di Perna, padre e figlio di 59 e 29 anni che adesso sono rinchiusi nel carcere Piazza Lanza insieme con Nicu Rata di 32 anni. Mentre ai domiciliari sono finiti Nelu Rada di 41 anni; Loredana Radu di 36 anni; Tetyana Mrozek di 56 anni e Ilie Dima di 45 anni.

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Alessandra Modica



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