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Rabbia, liti e ferimenti, che succede? Il parere dell’esperto

rabbia
9 lug 2016 - 06:40

CATANIA - La rabbia ormai sta prendendo il controllo di noi, e i continui fatti agghiaccianti di cronaca degli ultimi giorni lo stanno dimostrando a pieno. Basta un nulla per trasformare un semplice e banale diverbio in una vera e propria tragedia.

Proprio negli ultimi giorni sono accaduti numerosi avvenimenti che davvero hanno poco a che fare con quella che si chiama “civiltà”, un elemento che tanto desideriamo e che puntualmente perdiamo per strada.

Accoltellamenti nei bar scaturiti da litigi per un semplice caffè, aggressioni selvagge ad un meccanico per un ritardo nella riparazione di un auto ed investire volontariamente due ragazzi dopo un litigio in discoteca sono soltanto dei semplici esempi che fanno comprendere ancora meglio quanto davvero si stia degenerando.

Sembra quasi che si stia perdendo qualsiasi forma di ritegno e soprattutto di rispetto nei confronti degli altri concittadini, come se ormai trasformare un diverbio in una tragedia possa essere una cosa del tutto normale o all’ordine del giorno.

“Spesso bisogna affrontare – afferma la dott.ssa Maria Luisa Poma, psicologa a Barcellona Pozzo di Gotto –  periodi molto difficili e complicati che mettono a dura prova la ‘resistenza’ e la capacità di una persona di far fronte al disagio ed al malessere che sta vivendo”.

“A volte il malessere – prosegue – si manifesta attraverso delle reazioni spropositate, delle difficoltà che vengono vissute in pieno ma alle quali è difficile attribuire un senso a tal punto da sentire traballante la propria identità, ma che spesso possono portare l’individuo a compiere gesti spropositati”.

“Accade così che emozioni come ansia eccessiva, depressione, rabbia travolgano la quotidianità e, quando sono troppo intense o durature, possano impedire di sentirsi soddisfatti nelle proprie attività e nel rapporto con se stessi, e ciò, nella maggioranza dei casi, porta a questo facile accanimento – conclude la psicologa –  nei confronti di altri individui”.

Carlo Marino



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