Indignazione

Quell’intervista agghiacciante per un libro che gronda sangue

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7 apr 2016 - 07:32

PALERMO – Una vera e propria bufera si è abbattuta ieri sera sul programma “Porta a porta”.

Parole di rabbia e di indignazione sul web sono state una vera mannaia per il noto programma di Rai Uno all’interno del quale è stata mandata in onda un’ampia intervista al figlio di Totò Riina autore anche di un libro.

“Vi racconto mio padre”. Questo il titolo del libro di Salvatore Riina junior, figlio dell’uomo la cui fama ci permette di risparmiare inutili presentazioni.

“Vi racconto mio padre” è solo un titolo in copertina, una sequenza di quattro parole di senso compiuto scritte in “Times New Roman” (o chissà in quale altro carattere accattivante) stampata sul frontespizio di un testo di poco più di 200 pagine. Stop.

Forse “Vi nascondo mio padre” sarebbe stato un titolo più appropriato.

Non una parola di condanna, non una di scuse (semmai eventualmente potessero essere di conforto a qualcuno) solo il profilo di un padre che ha saputo trasmettere dei valori solidissimi come il rispetto. Eppure noi quel padre continuiamo a chiamarlo “il capo dei capi”.

Allora che bisogno c’è di scrivere qualcosa per non raccontare nulla? Che bisogno c’è di mistificare la realtà, di raccontare una famiglia “Mulino Bianco” che non esiste? E che senso ha appellarsi al IV comandamento, se poi si dimenticano il V, il VII l’VIII e il X.

Salvatore Riina Jr. racconta di un’infanzia “diversa” ma piuttosto normale, nella quale non si facevano domande, si andava avanti tra notiziari e prime pagine dai titoli agghiaccianti, ma evidentemente non c’era nulla da chiedersi. Andava bene così.

“Non spetta a me giudicare” ha risposto. E fortunatamente c’è chi l’ha fatto per lui.

Scorrono le immagini delle stragi dei giudici Falcone e Borsellino ma il suo volto rimane impassibile, non giudica neanche loro, forse per riflesso.

“Non condivido determinate leggi o determinate sentenze ma rispetto lo Stato. Non potrei condividerle, mi hanno tolto mio padre”, risponde. 

“In questo libro non c’è una sola parola sua di dissenso dal padre” sottolinea Vespa. “Io giudico solo quello che mi hanno trasmesso i miei familiari e cioè il bene, il rispetto. Il resto non tocca a me”, risponde Riina.

A quale “bene” e a quale “rispetto” faccia riferimento forse è meglio non chiederselo nemmeno.

Una possibile risposta, se mai le domande prendessero il sopravvento, potrebbe essere quella che ha dato Dario Riccobono di Addiopizzo, in collegamento con la trasmissione: “la vita è fatta di scelte…”.

Si è quello che si è scelto di essere.

Marco Bua



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