Tradizioni

Quel sacco votivo pieno di storia… il simbolo dei “Cittadini, cittadini, Viva Sant’Agata”

foto Sant'agata (2)
1 feb 2016 - 11:31

CATANIA - All’alba di giorno 4 li vedi arrivare da tutte le parti della città… sono inconfondibili con il loro sacco bianco addosso, sono i “cittadini” della festa di Sant’Agata.

E così le strade di Catania si colorano di bianco, tutti raggiungono la cattedrale di Catania per la messa dell’Aurora. E da questo esatto momento i devoti non lasceranno più la vara per tre giorni di seguito. 

Ma conoscete la storia di questo particolare abbigliamento?

Indossano un saio di colore bianco detto appunto “saccu”, un copricapo di velluto nero detto “scuzzetta”, un cordone monastico intorno alla vita, dei guanti bianchi e un fazzoletto.

Sono diverse e contrastanti le idee legate all’origine di questo abbigliamento. C’è chi ritiene che esso risalga al 1126 e cioè quando tornarono a Catania le spoglie della santa e, apprendendo la notizia di notte, i cittadini affluirono in strada in camicia da notte. Ma c’è anche chi ritiene che l’invenzione della camicia da notte sia successiva a quell’epoca e chi la ritiene collegata al culto della dea Iside, i cui adepti recavano sugli abiti una tunica di lino bianco.

Ma ancora c’è chi pensa che l’uso del sacco espiatorio risalga alle usanze delle confraternite del Medioevo: i penitenti ricorrevano alla nudità come segno di rinuncia al mondo ma successivamente indossarono i “sacchi di disciplina” bianchi come segno di purezza e umiltà. E questi venivano usati durante i pellegrinaggi. Proprio il giro attorno alle mura di Catania era una peregrinatio penitenziale.

Solo nella seconda metà del XVII secondo, stando a quanto riferiscono gli studiosi, i devoti iniziarono ad usare tunica bianca, cordoncino, guanti, berretto e fazzoletto diventando quindi i “cittadini” che oggi tutti conosciamo.

Redazione NewSicilia



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