Furti

Quel business dell’Oro rosso e i disagi per la collettività

rame
14 gen 2016 - 13:28
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CATANIA – Improvvisamente si trovavano senza luce. Una situazione che si è verificata in abitazioni, attività commerciali e anche in strutture sanitarie e di soccorso. È successo a Catania e provincia. Nessuno ne capiva il motivo ma in realtà dietro c’era lo zampino dei ladri… di coloro che rubavano il rame e lo riciclavano per far soldi.

Un business fiorente che però è stato scoperto, dopo accurate indagini, dalla polizia di Catania che stamattina ha sequestrato un’azienda del valore di 5 milioni di euro che si occupava proprio della trasformazione di rottami metallici.

Lo chiamano “Oro rosso”. La sua quotazione attuale si aggira intorno ai 4 euro al chilo, e questo certamente non permette di considerarlo un metallo prezioso, ma senza dubbio deve riconoscersi la preziosità del suo utilizzo nel campo della conduzione elettrica e non solo.

Stiamo parlando del rame, uno dei primi, se non il primo metallo ad essere utilizzato dall’uomo agli albori della storia.

Per via delle sue caratteristiche intrinseche e per l’idoneità ad essere impiegato per le più svariate applicazioni, è il metallo più utilizzato e, per le stesse ragioni… anche il più rubato.

Chilometri di linea elettrica, infatti, finiscono ogni giorno nelle trame di trafficanti che operano nel mercato nero come alcuni dei componenti della famiglia Viglianisi.

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Una circostanza che lede gli interessi dell’intera collettività oltre che quelli della società di distribuzione dell’energia elettrica, costretta a intervenire, con operazioni di ripristino o addirittura di riprogettazione della rete elettrica, che comportano spese non indifferenti.

Ma le spese per il ripristino della rete elettrica sono a carico del cittadino “derubato”?

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Da anni ormai, il fenomeno del furto di rame è diventato un problema quasi quotidiano con il quale dover fare i conti. Per questa ragione azienda Enel e forze dell’ordine “fanno squadra” ogni giorno per combattere un fenomeno dai riflessi sociali molto pericolosi.

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Marco Bua



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