Dichiarazioni

Psicosi allerta rossa, la protezione civile tuona: “Chiudere le scuole non è uno sport”

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25 gen 2017 - 10:28

PALERMO – “Scende la pioggia. Ma che fa? Crolla il mondo addosso a me, forse è meglio che chiudiamo le scuole”.

È così che negli ultimi giorni i siciliani sembrano aver rivisitato la famosa canzone di Gianni Morandi. Dopo le più recenti allerte meteo emanate dalla protezione civile, la psicosi pioggia sembra aver colpito la maggior parte delle amministrazioni comunali coi loro sindaci.

A partire da sabato notte fino a lunedì mattina, s’è parlato di allerta rossa: la forma più grave di allarme, data dal pericolo alluvione che ha portato i vari Comuni a raccomandare la massima allerta e ad uscire il meno possibile da casa.

In effetti proprio durante lo scorso week-end i danni e le tragedie che hanno coinvolto persone, non sono mancate. Palermo, Trapani, Ragusa, Catania, Siracusa: nessuna di queste province è stata risparmiata dal flagello del maltempo.

E da qui è scattata la polemica che ha seguito due diverse diramazioni. Parliamo della classica reazione di massa riguardo al sistema di smaltimento della pioggia che sembra “fare acqua da tutte le parti”, e quello relativo all’incolumità dei bambini proprio perché gli istituti scolastici sono rimasti chiusi.

La stessa protezione civile, che durante lo scorso week-end è rimasta ferma nella sua disposizione di massima allerta, oggi tuona: “Troppe scuole chiuse”.

Riceviamo un comunicato  che riportiamo integralmente:

“Dopo i recentissimi eventi meteo che hanno interessato il territorio della nostra Regione, si ritiene necessario, ancora una volta, chiarire quali sono le procedure che in tali occasioni possono portare alla sospensione delle attività didattiche nei Comuni colpiti, atteso che alla popolazione, ed in alcuni casi anche alla stampa locale, non sono sufficientemente chiari tali processi.

A seguito di emanazione di avvisi di protezione civile con ALLERTA ROSSA per rischio meteo idrogeologico e idraulico, si è osservato che la principale delle misure attuate è, pressoché in automatico, l’emissione di un’Ordinanza Sindacale di chiusura delle attività didattiche.

In merito si fa rilevare che:

  1. gli Avvisi di protezione civile riguardano separatamene il rischio idrogeologico (effetti al suolo derivanti dalle forti precipitazioni es. frane e colate detritiche o di fango ecc.) e il rischio idraulico (effetti sui corsi d’acqua derivanti dalle forti precipitazioni es. esondazioni);
  2. gli Avvisi di protezione civile non contengono notizie dirette in ordine a livelli di piovosità. Premesso ciò si intende chiarire che non può sussistere un diretto rapporto tra l’emanazione dell’Avviso di protezione civile con ALLERTA ROSSA e la conseguente chiusura delle attività didattiche. Infatti, ribadendo che comunque gli Avvisi hanno sempre valore di previsione e non di certezza di accadimento, si ritiene che la chiusura delle scuole debba essere determinata esclusivamente sulla base dell’esame del rischio esistente sul territorio e, pertanto, dovrà essere valutato se gli istituti scolastici si trovano in zone “a rischio”, o se la viabilità che dovranno percorrere i ragazzini e le famiglie ricade, su aree a rischio idrogeologico o idraulico. In tale situazione, allora, potrebbe ipotizzarsi la chiusura delle attività didattiche (ma anche di quelle lavorative e produttive) che altrimenti sarebbe assolutamente priva di necessità. La valutazione, fondamentale per determinare la sospensione delle attività, è in capo alle amministrazioni locali e più precisamente ai Sindaci in qualità di Autorità locale di protezione civile come stabilito dalla Legge n°225/1992 modificata e integrata dalla Legge n°l00/2012, così come la manutenzione e il mantenimento dell’efficienza dei sistemi di smaltimento delle acque superficiali spesso causa di forti disagi. Queste procedure devono essere contenute nei piani di protezione civile locali, obbligatori per legge.”

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Redazione NewSicilia



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