Solidarietà

Il meccanismo e il mondo dell’affido: quando “il sorriso è il regalo più bello”

Sorriso regalo più bello affido affidamento
24 nov 2015 - 06:03

CATANIA - Ieri vi abbiamo raccontato una storia toccante, ma che è lo specchio di alcune realtà della vita di oggi. Problemi di vario genere, infatti, possono recare difficoltà nella crescita di un bambino. 

Per questo, in molti casi, l’affido risulta essere una soluzione ottimale per garantire al minore la possibilità di crescere in modo stabile. Ma capiamo meglio il meccanismo e di cosa si tratta.

A regolamentare l’affido è la legge n.149 del 2001, “evoluzione” della 184 del 1983. Il provvedimento si distingue essenzialmente da quello dell’adozione per la durata: l’affidamento, infatti, è temporaneo e si rivolge ai bambini e ragazzi fino ai 18 anni. L’obiettivo è quello di far crescere il minore in un ambiente stabile, che possa soddisfare le sue esigenze educative e affettive rispettando i suoi bisogni.

Ma come avviene tutto questo? Chi vive in ambienti poco sani viene “segnalato” e registrato nell’ufficio di competenza del Comune. Ed è qui che si “gioca la partita”. All’interno dell’archivio, infatti, viene registrato anche chi vuole avere un bambino in affido. Sotto questo punto di vista non ci sono grandi limitazioni: sia coppie che singoli possono fare richiesta.

Il procedimento, però, non è semplice come sembra. Chi è interessato viene sottoposto a test e colloqui. Presa coscienza della responsabilità, si potrà proseguire attraverso dei percorsi formativi.

Ma questa è solo la prima parte di un lungo “viaggio”. Ci vogliono una serie di incontri prima che il bambino venga assegnato a una famiglia. Quest’ultima, infatti, deve essere preparata ad accoglierlo con tutti i suoi disagi e difficoltà. In questo percorso, l’ente comunale è affiancato dal tribunale dei minori e dal reparto di neuropsichiatria infantile dell’Azienda Sanitaria Provinciale.

A spiegare nel dettaglio la situazione è la dottoressa Rita Brischetto, responsabile Affido del Comune di Catania: “È un percorso molto delicato. Ogni caso viene studiato nei particolari e in base alla nostra banca dati studiamo gli abbinamenti migliori, la durata e la tipologia ottimale di affidamento”.

I periodi di affido, infatti, possono variare: si può passare da parziale, quindi a ore o a giorni, fino a un massimo di due anni. E, in questo arco temporale, il bambino può mantenere rapporti con i genitori naturali. Vista la tematica spinosa, ovviamente, non si può generalizzare. In alcuni casi limite spetta al giudice prendere decisioni più estreme.

In altre circostanze, invece, può risultare più opportuno dare in affidamento un minore alle comunità di assistenza pubbliche o private. In questi casi, come spiega l’assessore all’Armonia Sociale e Welfare, Angelo Villari, il ministero gioca un ruolo importante: “Per il mantenimento dei bambini ci sono dei sussidi economici. I minori devono essere tutelati. Si tratta di circa 45 euro al giorno per ogni individuo. E questa quota serve per soddisfare ogni tipo di necessità e servizio”.

Ma, si sa, questi sono tempi duri. Tuttavia, il servizio di Catania resta ancora tra i migliori: “Abbiamo – continua Villari – uno dei sistemi più invidiati in tutta Europa per la sua efficienza. È uno dei nostri punti di eccellenza, principalmente per l’attenzione e la dedizione con cui ci attiviamo su questo argomento. Ma anche per i risultati raggiunti, complice l’ottima sinergia con gli altri enti”.

Quando si dice che “il sorriso è il regalo più bello”.

Andrea Lo Giudice



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli Correlati