Ludopatia

La dipendenza patologica dal gioco d’azzardo: il parere dell’esperto

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27 dic 2015 - 11:34

CATANIA - I dati sulla ludopatia, dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, sono particolarmente allarmanti.

Secondo uno studio del Sole 24 Ore del 2015, in Italia sarebbero almeno 900 mila le persone affette da gioco d’azzardo patologico, dato rivalutabile in eccesso se si considera il “sommerso” che deriva dal gioco sul web, non incluso nella stima. A preoccupare particolarmente è, inoltre, il dato che riguarda i minori (oltre il 20% solo in Sicilia) che con maggiore frequenza si affacciano al mondo del gioco d’azzardo, incorrendo nel rischio di diventare vittime di una vera e propria dipendenza patologica.

Come per molte altre malattie, la prevenzione può svolgere un ruolo chiave per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Per questa ragione abbiamo chiesto il parere della dottoressa Cinzia Pappalardo, psicologo esperto in diagnosi e trattamento di vari disturbi psicopatologici.

Dottoressa Pappalardo, cos’è la dipendenza dal gioco d’azzardo?

«La ludopatia, ludodipendenza o azzardopatia, non deve inquadrarsi come un semplice comportamento di devianza dal normale approccio al gioco anche se talvolta è considerata soltanto una questione di costume. Si tratta, infatti, di una vera e propria dipendenza e, come tale, rientra a pieno titolo nella categoria delle patologie. Come per ogni altra patologia, esistono una molteplicità di “gradazioni” della malattia dalle quali possono derivare differenti evoluzioni del fenomeno patologico e che possono interessare le più varie tipologie di trattamento».

Come si riconosce un giocatore d’azzardo patologico?

«Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM), ci sono una serie di “comportamenti tipici” che il giocatore d’azzardo patologico mette in pratica con una certa frequenza. Questi sono: il totale assorbimento dal gioco, dalla strategia da adottare in futuro; il bisogno di “aumentare le dosi”, quindi di giocare sempre più denaro o con maggiore frequenza; Il mentire ai familiari o al terapeuta convincendosi che si tratta di un bisogno di poco conto;  la necessità di alleviare stati d’ansia o di depressione; il tentativo di smettere senza successo legato a un senso di irrequietezza e irritabilità quando ci si prova; il commettere azioni illegali che aiutino a finanziare il gioco; mettere a repentaglio o addirittura troncare una relazione, un rapporto di lavoro per ragioni legate al gioco; chiedere sostegno economico ad altri per ridurre gli effetti di una situazione economica difficile».

Quali sono i segnali che possono farci entrare in allarme?

«Il gioco d’azzardo patologico interessa principalmente dei soggetti che io definisco a “rischio”. Con questa espressione faccio riferimento a tutti quei soggetti in cui il gioco, o qualsiasi altro tipo di dipendenza, rappresenti un ristoro, una fuga da problemi che generano nel soggetto stati ansiosi e depressivi. Direi che un soggetto che versa in condizioni di stress, ad esempio, o un soggetto depresso ha certamente maggiori probabilità di ammalarsi, rispetto ad un soggetto che, invece, vive una condizione psicologica più lineare».

La dipendenza da gioco d’azzardo risponde ad un bisogno economico?

«Non strettamente e non esclusivamente. Può anche accadere che un soggetto si approcci al gioco con l’intento di riuscire ad ottenere una vincita che possa aiutarlo nella sua vita quotidiana ma, nella maggior parte dei casi il giocatore d’azzardo patologico perde la cognizione economica del gesto. Gioca soltanto per appagare il suo bisogno di giocare, trascurando il vantaggio economico derivante da un’eventuale vincita che, a questo punto, diventa soltanto un plus, non l’obiettivo principale».

La ludopatia può favorire l’insorgere di altre dipendenze?

«Certamente può accadere che la ludopatia sfoci in altre dipendenze ma non si tratta di un meccanismo automatico e non è detto che ciò accada necessariamente. In alcuni casi la ludopatia rappresenta soltanto l’inizio di un percorso “autodegenerativo” più ampio. Il giocatore non pensa ad altro ed è disposto a sacrificare qualunque cosa si metta in mezzo tra lui e il gioco. Denaro, relazioni familiari, rapporti di lavoro, opportunità di carriera sono solo alcune delle cose delle quali il giocatore può fare a meno. Così facendo, però, il giocatore spesso, sperimenta solitudine, povertà, situazioni dalle quali possono derivare frustrazione, senso di colpa e altri stati d’ansia in grado di innescare bisogni ulteriori come alcool, droghe o sviluppare addirittura disturbi alimentari, stati depressivi gravi, e così via. In alcuni casi il giocatore d’azzardo patologico sostituisce la dipendenza dal gioco con una dipendenza alternativa, perché nutre un continuo bisogno di “sazietà” che ritiene possa trovare indistintamente da una parte o da un’altra, ma non è raro riscontrare l’insorgere di altre patologie diverse da vere e proprie dipendenze patologiche ulteriori».

Come si cura un soggetto affetto da gioco d’azzardo patologico?

«Occorre, anzitutto, operare un’attenta un’anamnesi del paziente. Bisogna capire quali sono le ragioni di fondo che hanno ingenerato nel paziente il bisogno incontrollato del gioco. In questo la psicoterapia può essere un ottimo approccio clinico. In questi casi, infatti, lo psicoterapeuta rappresenta un valido sostegno per il paziente e per la famiglia. Trattandosi, poi, di una di quelle patologie che richiedono un impegno costante e continuativo, talvolta, può risultare particolarmente efficace agire di concerto con altre figure professionali, come ad esempio quella di uno psichiatra, o con il supporto di strutture adeguate che consentano un approccio ancora più “completo”. Il soggetto affetto da ludopatia e i suoi familiari, come dicevo, necessitano di un sostegno forte, costante e di terapie che permettano di raggiungere l’obiettivo numero uno: la guarigione del paziente. In questo lo psicologo svolge, senz’altro, un ruolo chiave. In alcune regioni nei SerT (Servizi per le dipendenze patologiche delle ASL, ndr), inoltre, sono state istituite specifiche équipe di esperti che si occupano proprio della diagnosi e della cura della ludopatia. Esistono anche una serie di associazioni e di centri che, oltre a offrire servizi di aiuto e sostegno ai pazienti e alle loro famiglie, fanno un’importante campagna di sensibilizzazione, rivolta soprattutto ai giovani e volta alla prevenzione, primo strumento di contrasto al fenomeno patologico».

Marco Bua



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