L'incontro

Prima volta per Papa Francesco nella Sinagoga: “Ebrei nostri fratelli”

Visita Papa Francesco nella Sinagoga
18 gen 2016 - 16:19

ROMA - Terzo pontefice alla Sinagoga di Roma: trent’anni dopo Wojtyla e sei anni dopo Ratzinger, arriva Papa Francesco sotto la vigilanza di 800 fra poliziotti e carabinieri. Una storica visita che segna la riaffermazione della indivisibilità tra cristiani ed ebrei e la legittimità tra i due popoli.

Il Papa, giunto a Largo XVI ottobre e accolto dal presidente della comunità ebraica romana Ruth Dureghello, dal presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Renzo Gattegna e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia, ha deposto i fiori sulla lapide ricordando la deportazione degli ebrei romani nel 1943.

Dopo ha raggiunto a piedi il Tempio Maggiore e sulla scalinata ha incontrato il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni e insieme sono entrati nella Sinagoga.

Di Segni, nel saluto rivolto a Bergoglio in Sinagoga, ricorda il popolo ebreo ferito e purtroppo ancora oggi riemergono nazionalismi e ideologismi alimentati da visioni fanatiche ispirate alla religione: “Secondo la tradizione giuridica rabbinica – ha detto il rabbino – un atto ripetuto tre volte diventa chazagà, consuetudine fissa. È decisamente il segno concreto di una nuova era”.

Il Papa argentino ricambia l’affetto alzandosi in piedi a battere le mani quando vengono citati i superstiti dei lager: “No a ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”.

Visita Papa Francesco Sinagoga (1)

Varcando la soglia della sinagoga di Roma il pontefice ripete più volte “Todà rabbà” (grazie tante), saluto in ebraico che pronunciò il primo pontefice Giovanni Paolo II nella sua visita.

Bergoglio ha proseguito il suo discorso lanciando un messaggio agli ebrei: “Voi siete nostri fratelli e nostre sorelle maggiori nella fede. Tutti quanti apparteniamo ad un’unica famiglia, la famiglia di Dio, il quale ci accompagna e ci protegge come suo popolo”.

Papa Francesco chiude il suo intervento con “Shalom aleichem” (la pace sia con voi). Al termine della visita il coro intona AniMaamin, il canto dei deportati verso i forni crematori.

Lella Battiato

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Redazione NewSicilia



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