Processo

Preside del Principe Umberto condannata ad un anno e 4 mesi

umberto
7 ott 2016 - 17:44

CATANIA - Oggi, mentre tanti studenti catanesi scendevano in strada per protestare, una notizia che ha del clamoroso ha sconvolto un’intera scuola, e non solo: la preside del Principe Umberto, Maria Raciti, è stata condannata, in primo grado, a scontare una pena di un anno quattro mesi e quindici giorni, e a pagare una multa di 10mila euro.

Cerchiamo di capire cos’è successo.

I fatti in realtà risalgono all’anno scolastico 2010-2011, quando la donna era preside nella scuola elementare Duca D’Aosta di Monfalcone

Violenza privata aggravata e omissione di soccorso. In altri termini la preside, durante i suoi colloqui, aveva l’abitudine di chiudere a chiave la stanza, minacciando pesantemente i docenti

Una volta una maestra si è anche sentita male a causa di questa situazione; un collega ha chiamato il 118 e la Raciti ha prontamente richiamato per bloccare il soccorso. Ecco perché la condanna, anche, per omissione di soccorso.

Adesso però veniamo a noi, torniamo in Sicilia e vediamo come l’hanno presa gli studenti.

Abbiamo parlato con i rappresentanti d’istituto: Marco Vasta, Rosario Censabella, Rebecca L’Abbate e Attilio Modica.

La preside la conosciamo, non siamo stupiti noi, non sono stupiti i ragazzi. Attenzione però, questo non significa che non siamo dispiaciuti. Anzi, lo siamo eccome, non tanto per lei, quanto più per l’immagine della nostra scuola che ne risentirà parecchio“.

I docenti invece?

Abbiamo parlato con un professore oggi: è dispiaciuto perché è una cosa che uno non si augurerebbe succedesse in nessuna parte d’Italia. Molti professori però, ci dispiace dirlo, non sono particolarmente coinvolti nella vita scolastica, pensano al proseguimento della loro carriera e basta. Fortunatamente c’è una percentuale di prof. che nuota controcorrente“.

In effetti però, scambiando quattro chiacchiere con i ragazzi veniamo a sapere che la Raciti non è nuova ad azioni un po’ curiose.

Infatti, solo l’anno scorso si sono verificate vicende ai limiti, e forse un po’ oltre, della legalità: per esempio un bel giorno ha deciso di non aprire la scuola, onde evitare l’occupazione che gli studenti avevano in programma di organizzare “non garantendo il servizio pubblico”, come hanno tenuto a sottolineare i rappresentanti.

Tutto qui?

Assolutamente no, il giorno dell’open day c’erano membri della Digos in borghese che si spacciavano per genitori. L’anno scorso ha mancato a delle promesse che ci aveva fatto: uscita anticipata e finanziamenti per la giornata dell’arte e creatività, abbiamo dovuto fare tutto da soli“.

Adesso, la domanda che tutti ci poniamo la rivolgiamo ai rappresentanti d’istituto: indipendentemente dall’esito del processo, secondo voi, si dimetterà?

“Conoscendola… no“.

E come vi muoverete?

Diciamo che aspetteremo che faccia la prima mossa, speriamo in qualche comunicato o in una lettera aperta agli studenti, poi vedremo che fare, stiamo pensando ad un’assemblea aperta“.

Omar Qasem



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