Indignazione

Due possibilità di epilogo per l’Amt, Fast Confsal: “Per noi ne esiste solo una”

Protesta Amt Fast Confsal
9 mag 2016 - 14:21

CATANIA - La situazione tragica dell’Amt è sempre più in caduta libera. Inutile l’incontro di qualche giorno fa tra i sindacati e l’azienda: il punto d’incontro non si trova e la soluzione sembra essere lontana e catastrofica.

A fare il punto della situazione e a dare un quadro generale dello sviluppo degli ultimi tempi è Giuseppe Cottone, rappresentante della Fast Confsal: “Ad oggi non sembra esserci alcun cambiamento rispetto ai mesi scorsi. Anzi: Regione e Comune continuano a fare scarica barile senza darci alcune reale risposta concreta”.

Come detto, l’incontro di giorni fa con Giuseppe Girlando, assessore al Bilancio e Finanze di Catania, non ha cambiato le cose. Piuttosto, ha mandato ancora di più su tutte le furie il sindacato e i lavoratori. “Ci hanno prospettato due opzioni – prosegue Cottone –  Il piano “A” prevede il rilancio aziendale legato al chilometraggio e all’arrivo dei soldi mancanti dalla Regione e dal Comune. Il piano “B”, invece, prevede la cassa integrazione. Ovviamente, l’attuale situazione lascia poco spazio alla prima ipotesi, ma noi ci opporremo con forza alla seconda soluzione. È inammissibile”.

Sì, “inammissibile” per una città definita spesso metropolitana e che punta a diminuire il tasso di inquinamento attraverso un miglior servizio pubblico e l’utilizzo della mobilità eco-sostenibile. Ma come si dovrebbe fare? Mancano oltre 20 milioni dall’amministrazione e 8 dalla Regione. Nessuna delle due parti, però, ha ancora messo le mani al portafoglio. E questa mattina, in funzione c’erano solo una trentina di mezzi sui 120 esistenti.

Infine, dunque, Cottone fa un’ultima riflessione: “Da questa situazione ci sono tre soggetti penalizzati: i primi sono i cittadini e l’immagine della città; il secondo sono gli autisti, su cui si riversa la rabbia dell’utenza; il terzo sono le attività commerciali, difficili da raggiungere dai clienti per i pessimi collegamenti urbani. E, a tal proposito, vorrei che anche la Federconsumatori dicesse la sua”.

Andrea Lo Giudice



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