Denuncia

Portopalo, la disperazione delle figlie del capitano disperso: “Nessuno lo sta cercando”. IL VIDEO

Figlie capitano disperso
1 lug 2016 - 08:18

PORTOPALO – “Rivogliamo mio padre, vivo o morto che sia. Ma lo rivogliamo”: tuonano così le parole di Rosanna Costanzo, una delle figlie del capitano disperso a Portopalo di Capo Passero.

Sono trascorse più di 36 ore dalla tragedia che ha colpito una famiglia catanese: è mercoledì 29 giugno quando, Giovanni Costanzo, proprietario dell’imbarcazione “Santo Primo”, decide di uscire in mare insieme ad altri due natanti (un terzo, vittima fortunata del sonno, resta a casa). 

“Mio padre usciva con la barca per 40-50 euro alla settimana. Veniva fino a Portopalo perché a Catania non si può pescare”, racconta la figlia.

Lo stesso mare che “gli dava da mangiare”, mercoledì scorso, decide di scombinare i piani di quel povero capitano catanese di cui, da tre giorni, non si hanno ancora notizie.

“Nessuno lo sta cercando. La capitaneria di porto, la Guardia Costiera di Siracusa e anche quella di Catania, ci hanno detto che non possono far venire i sommozzatori perché è costoso. E soldi, ovviamente, non ne hanno”.

Secondo quanto raccontato da uno degli uomini presenti al momento dell’accaduto, Giovanni Costanzo avrebbe sbattuto il capo e perso i sensi. Al momento della tragedia, il capitano, si trovava nella cabina dell’imbarcazione. Se così fosse, il corpo dovrebbe essere rimasto incastrato. 

“Prima il corpo dell’uomo, poi l’imbarcazione”, dichiarano ai familiari gli agenti della Guardia Costiera. E se Giovanni Costanzo, da vero capitano, non abbia mai lasciato la sua barca… quando lo ritroveranno? Domande e dubbi che, in preda alla disperazione, si chiedono i familiari. 

Rossana Nicolosi



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