Giustizia

Poliziotti a processo per falso ideologico, calunnia e lesioni

tribunale catania
Il palazzo di Giustizia etneo
11 ott 2014 - 12:50

CATANIA - Saranno tutti alla sbarra davanti ad un unico giudice i tre poliziotti Rosario Rapisarda, Giovanni Brischetto e Aurelio Paratore, difesi dal legale Enzo Mellia. Il primo si dovrà difendere dall’accusa di falso ideologico e calunnia mentre gli altri due per lesioni personali. A stabilire le loro sorti sarà il magistrato Giancarlo Vincenzo Cascino.

A puntare l’indice è Paolo Rino Torre, 41 anni che è il titolare di un bar di Acireale.

Ma ricostruiamo i fatti: accade tutto il 18 febbraio del 2012 ad Acireale quando entrano nel vivo i festeggiamenti per il famoso carnevale acese. L’agente Rapisarda è al bar con la moglie dove sta mangiando.

Tutto precipita nel momento in cui il poliziotto va alla cassa. La dipendente dell’esercizio commerciale, stando a quanto ricostruisce l’avvocato penalista Giuseppe Lipera, sbaglia lo scontrino per dieci centesimi. Ed ecco che nasce un violento diverbio.

Rapisarda incontrando i suoi due colleghi, Brischetto e Paratore, racconta di essere stato aggredito dal titolare del bar. Paolo Rino Torre viene portato in commissariato e, sempre secondo il racconto del suo legale Lipera, viene picchiato prima con uno schiaffo che lo fa cadere a terra e poi con calci e pugni in faccia. Stanno per portarlo in carcere quando il singor Torre con un filo di voce riesce a dire “Non è vero niente, io non ho aggredito nessuno e nel mio bar ci sono le telecamere che possono testimoniarlo“, quindi viene subito rilasciato.

Lo scorso tre ottobre c’è stata l’udienza presieduta dal giudice Enrico De Masellis, il quale accogliendo la richiesta dell’avvocato Lipera ha rinviato gli atti al magistrato Cascino e il prossimo 18 novembre ci sarà il processo anche contro gli altri due poliziotti accusati di lesioni personali clinicamente refertate.

I due procedimenti che vedono coinvolti gli agenti di polizia in un primo momento sono stati archiviati dalla procura della Repubblica ma con la avocazione tutto è passato nelle mani della procura Generale. E adesso si va avanti per ottenere giustizia con la richiesta di condanna al risarcimento dei danni morali e materiali.

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Giorgia Mosca



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