Memoria

Pippo Fava e il suo ricordo: oggi la commemorazione a Catania

giuseppe-fava-2-630x300
5 gen 2016 - 07:01

CATANIA - Sono passati 32 anni da quel tragico giorno, in cui la mafia uccise il giornalista Giuseppe Fava.

Oggi Catania lo vuole ricordare, come simbolo di legalità e lotta alla malavita siciliana. Questa mattina, infatti, alle ore 10,30, il sindaco Enzo Bianco e i rappresentanti del comune di Catania si recheranno davanti la lapide di Pippo Fava per consegnare la consueta corona d’alloro.

Nel pomeriggio, alle ore 17, in via Giuseppe Fava le associazioni antimafia, quelle nate in suo ricordo, i familiari e i cittadini si riuniranno per ricordarlo. Questa volta, però, mancherà una figura importante, quella della figlia Elena, scomparsa lo scorso 23 dicembre a causa di un tumore. Alle 18, nella parrocchia San Cristoforo, i ragazzi dell’orchestra Falcone-Borsellino dedicheranno un concerto sinfonico a Giuseppe Fava.

Anche il presidente del senato Pietro Grasso lo ha voluto ricordare: “Quando lui lottava, tutti pensavano che avrebbe pagato con la vita la sua incoscienza. Ma non lo era. Diceva spesso: “a che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare?”. La mafia non riuscì a piegarlo e ha deciso di eliminarlo. È stato un grande veicolo di dignità: in molti hanno trovato in lui la forza per combattere la mafia”.

Alle 20, “I Siciliani Giovani” si riuniranno al Gapa per analizzare il momento dell’informazione nella città di Catania. 

Ieri, invece, la sua città natale, Palazzolo Acreide, lo ha ricordato nell’aula comunale con il dibattito “La Mafia in casa nostra”.

Scrittore, sceneggiatore e giornalista. Un uomo con grandi idee, senso per la giustizia e voglia di fare. Era questo Giuseppe Fava.

Oggi, a distanza di tanti anni dal tragico giorno, merita di essere ricordato non per la sua atroce morte, ma per quello che ha fatto. A tal proposito ripercorriamo alcune delle tappe più importanti della sua vita.

Giuseppe Fava nacque a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, il 15 settembre 1925 da famiglia modesta. I genitori, infatti, erano dei maestri, mentre i nonni dei contadini. Per esigenze formative, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, si trasferì a Catania per studiare giurisprudenza. Poi, nel 1952, divenne giornalista professionista, cominciando a collaborare con testate importanti a livello regionale e nazionale, tra le quali “La domenica del corriere” e “Tuttosport”.

La grande svolta avvenne nel 1956, quando venne assunto dall’“Espresso Sera”, di cui fu caporedattore fino al 1980. Si dedicò principalmente al cinema, sua passione, e al calcio. Ma, soprattutto, si concentrò nelle interviste ad alcuni boss mafiosi. 

Da questo momento in poi iniziò la sua azione di denuncia contro Cosa Nostra. Nel frattempo le inimicizie aumentavano, soprattutto dopo aver scoperto che i proprietari della testata erano legati ad alcuni boss. La sua lotta venne stroncata con il licenziamento.

Nel 1982 fece nascere “I Siciliani”, un giornale mensile di denuncia alla mafia. La sua posizione fu sempre più avversa e poco gradita dalla malavita catanese, che il 5 gennaio del 1984 decise di porre fine alla sua vita brutalmente.

Commenti

commenti

Andrea Lo Giudice



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un Commento