I fatti

Pippo Fava: da omicidio passionale a esecuzione

Omicidio Pippo Fava
Omicidio Pippo Fava
5 gen 2016 - 07:18

CATANIA - Ore 21,05 del 5 gennaio 1984. Il “crash” di un vetro richiama l’attenzione dei passanti. Dentro un’auto il corpo di un uomo: era quello di Giuseppe Fava.

Il giornalista si trovava in via dello Stadio a bordo della sua Renault 5. Era andato al teatro Verga a prendere la nipote che recitava “Pensaci Giacomino!”. Ma non ha avuto il tempo di scendere dalla macchina. Cinque colpi di pistola calibro 7,65 alla nuca, sparati con il silenziatore, gli tolsero la vita.

Omicidio passionale o esecuzione? Tutti gli indizi hanno fatto pensare subito alla prima ipotesi. Quel tipo di pistola non era mai stato utilizzato nei delitti di stampo mafioso. Qualcuno ce l’aveva con lui, forse anche per ragioni economiche visto che il suo giornale, “I Siciliani”, era in un momento di crisi.

In molti, comprese le istituzioni, credettero che non ci fosse la mafia dietro l’accaduto. Le armi usate normalmente per le esecuzioni erano i kalashnikov e le calibro 38.

Tuttavia, le dichiarazioni e le inchieste dello stesso giornalista riguardanti i “cavalieri” del lavoro catanese e il loro legame con la malavita diedero impulso alla magistratura per aprire le indagini.

Il processo, chiuso una prima volta nel 1985 per la sostituzione del procuratore, fu riaperto nel 1994. Dopo altri 4 anni, “Orsa Maggiore 3″ ebbe le sue prime conclusioni: il boss mafioso Nitto Santapaola (mandante), gli organizzatori Marcello D’Agata e Francesco Giammusso, insieme all’esecutore Aldo Ercolano e al reo confesso Maurizio Avola furono condannati all’ergastolo. Nel 2007, poi, giunse la sentenza definita con la condanna a vita per Santapaola ed Ercolano. Mentre Avola, in seguito al patteggiamento, fu condannato a 7 anni.

Altre dichiarazioni, poi, hanno dato ulteriore conferma. Anche la collaboratrice Italia Amato, amante di Francesco Mangion, braccio destro di Santapaola ha ammesso che il boss provava fastidio nel leggere certi articoli di Fava. E, lo stesso Nitto, era uno dei principali lettori de “I Siciliani”, per vedere cosa si dicesse della malavita, dei “cavalieri” e per vedere fino a che punto venisse raccontato il rapporto tra politica, imprenditoria e mafia.

Oggi la commemorazione…

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Andrea Lo Giudice



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