Anniversario

Pippo Fava, 31 anni dopo. Una due giorni di eventi per non dimenticare

pippo fava
3 gen 2015 - 17:58

CATANIA – “Gli italiani devono sapere che non è vero che i siciliani sono mafiosi perché loro lottano da secoli contro la criminalità organizzata” sono queste le parole che Pippo Fava pronuncia in una delle ultime interviste rilasciate ad un attento Enzo Biagi.

Parole simbolo di una missione che il giornalista, fondatore de “I Siciliani”, ha voluto portare avanti anche a scapito della propria vita.

A pochi giorni dall’anniversario della tragica scomparsa, il capoluogo etneo è pronto a stringersi attorno alla famiglia dell’uomo barbaramente ucciso da Cosa Nostra e a ricordare tutti i caduti per mano mafiosa.

Sono infatti passati 31 anni dal tragico 5 gennaio 1984 quando, davanti al teatro Verga, avvenne la sparatoria mentre Fava stava andando a prendere la nipotina a teatro.

Per non far spegnere mai i riflettori su tale tematica, da anni, la Fondazione Fava e Siciliani Giovani organizzano giornate ricche di appuntamenti importanti.

Domani, alle ore 17 nell’aula comunale di Palazzolo Acreide si svolgerà un dibattito “Giornalismo ieri e oggi” a cui seguirà la proiezione del film “I ragazzi di Pippo Fava” e la consegna del premio “Fava Giovani”.

Su proposta del direttore del teatro Stabile di Catania, il giornalista Nino Milazzo, la commemorazione di sposterà, lunedì 5, nei locali della scuola d’arte drammatica dello Stabile, al palazzo Platamone. Interverranno Elena Fava, figlia del giornalista e presidente della Fondazione intitolata al padre, e il critico teatrale e letterario Sergio Sciacca.

Alle 17 ci sarà il presidio alla lapide, alle 18 ci si sposterà al centro Zo per la consegna del premio Fava e infine, alle 21, nella sede di Cittàinsieme, nella parrocchia Santi Pietro e Paolo di via Siena, si terrà la tradizionale assemblea dei Siciliani giovani, in cui verranno esposte le iniziative per il 2015: la rivista, i libri, i seminari e le assemblee.  

Un uomo diventato eroe che diceva sempre “A che cosa serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?”.

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Vittoria Marletta



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