Tragedia

Il piccolo Giorgio sbranato dai cani a Mascalucia: ricostruzione dettagliata dei fatti

mascalucia
17 ago 2016 - 18:01

MASCALUCIA - È ancora grande la commozione per la vicenda del piccolo Giorgio, il bambino di 18 mesi che ieri ha perso la vita a causa dei morsi ricevuti dal dogo argentino di proprietà dei genitori. Il tam tam mediatico delle prime ore successive al tragico episodio ha suscitato un vespaio di versioni diverse e non accertate. Per questo, a mente fredda, cercheremo di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

Intorno alle 12.30 di martedì 16, via del Bosco, la strada che da Mascalucia conduce a Nicolosi, è stata scossa dalle urla di aiuto di una donna, Stefania Crisafulli di 34 anni, precipitatasi in strada reggendo in braccio il figlioletto. Gli automobilisti che in quel momento si trovavano a percorrere la strada, abitualmente molto trafficata, si sono fermati per prestare i primi soccorsi.

La donna, mentre giocava in giardino col figlio tenendolo in braccio, non è riuscita a sottrarlo ai morsi improvvisi e violenti di uno dei due dogo argenti di sua proprietà. Ha lottato col cane che cercava di sottrarle il bambino e che li ha trascinati entrambi a terra, cercando di fare da scudo al figlio e ricevendo un morso al polpaccio. Dopo essere riuscita a chiudere nel recinto il cane, insieme al secondo che già si trovava al suo interno, la donna si è precipitata in strada chiedendo aiuto. Numerose le chiamate partite in quei minuti per avvertire il 118 e il 112. I primi a giungere sul posto sono stati i Carabinieri che si sono immediatamente resi conto della gravità delle condizioni del piccolo. La prima delle due ambulanze giunte per prestare soccorso è arrivata dopo 20 minuti dalla prima chiamata. Le condizioni del bambino apparivano già disperate: i sanitari lo hanno trovato cianotico, con ferite al petto, alla schiena e al collo. Invano hanno cercato di rianimarlo. La corsa verso il vicino campo di Massannunziata, per raggiungere l’elisoccorso che avrebbe dovuto portare il bambino all’ospedale Cannizzaro, non è servita a salvargli la vita. Giorgio è morto durante il tragitto.

Il padre, Giuseppe Bonarrigo di 32 anni, non presente nella villetta al momento dell’accaduto, era rapidamente rientrato in casa non appena ricevuta la notizia. Momenti di sgomento per lui di fronte alla vista dei suoi cari insanguinati. Con la moglie ha seguito in macchina l’ambulanza aggrappandosi alle ultime speranze. 

I due dogo argentini, di 3 e 8 anni, sono stati successivamente narcotizzati e condotti via dai veterinari dell’Asp. La prassi prevede che i cani vengano posti sotto osservazione per almeno 10 giorni per stabilire se siano affetti da rabbia. Successivamente verranno inseriti nell’anagrafe dei cani aggressivi. Dopo il periodo di osservazione si dovrà valutare se optare per la riabilitazione comportamentale o per l’abbattimento.

I Carabinieri, dopo aver effettuato i primi rilievi del caso, hanno posto la villetta sotto sequestro. Per poter effettuare l’autopsia sul corpo del piccolo, che stabilirà con certezza le cause del decesso, la madre è stata indagata per omicidio colposo. Un atto dovuto della Procura di Catania. La donna, avvalsasi ieri della facoltà di non rispondere alle domande dei Carabinieri e del Pm Fabrizio Aliotta, ha affidato il racconto di quei terribili istanti al suo legale d’ufficio, l’avvocato Fabio Cantarella: “Avevo il bambino in braccio quando uno dei cani, l’unico libero in giardino, all’improvviso, senza motivo apparente, ha aggredito il piccolo cercando di portarmelo via. L’ho difeso, ho combattuto, ma mi ha trascinata sul giardino. Poi sono riuscita a chiudere il cane e sono fuggita fuori casa urlando, chiedendo aiuto con mio figlio tra le braccia, ma è stato tutto inutile“.

Il padre del piccolo difende la moglie schierandosi senza riserve dalla sua parte: “Ha fatto il possibile, non ha mai lasciato solo nostro figlio. Lo ha difeso dall’attacco improvviso di uno dei due cani, che ha trascinato per terra anche lei, lasciandole delle ferite da trascinamento sul corpo. Non ha alcuna colpa. È distrutta e piange, non riesce a dire altro, ma non sopporta di passare per una madre disattenta. I cani erano da tempo con noi, uno era chiuso nel recinto, non hanno mai dato segnali di aggressività“.

Aurora Circià



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