Operazione

Piazza Carlo Alberto e quel contrabbando di sigarette da migliaia di euro

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23 feb 2016 - 07:11

CATANIA - Si davano appuntamento tutti in piazza Carlo Alberto. Era quella la zona ideale della città dove vendere sigarette di contrabbando… ed era sempre lì che la gente sapeva e acquistava ma chiaramente non parlava.

Questa mattina, però, l’organizzazione criminale è stata decapitata dopo un blitz della guardia di Finanza di Catania, coordinata dal comandante Roberto Manna e dalla Procura di Catania.

L’ordine del giorno era in mano ad un “capo” che è risultato essere il figlio di un boss del clan mafioso Sciuto-Tigna: aveva diviso l’area del mercato in quattro zone e distribuito i compiti ai suoi “scagnozzi”. E sempre lui aveva stabilito il prezzo al quale vendere le sigarette, facendo fuori qualsiasi concorrenza.

I punti vendita erano strategici, bisognava posizionarsi dove passava più gente e ogni pacchetto costava dai 2,5 (questo il prezzo della merce da loro stessa definita “tinta“, ovvero di seconda scelta) ai 3 euro mentre loro lo acquistavano al modico prezzo di un euro. Poi a fine giornata, tutte le sigarette non vendute venivano nascoste nelle cabine elettriche o telefoniche che si trovano proprio vicino piazza Carlo Alberto.

Ogni giorno era sempre la stessa storia ma oggi in diciannove sono finiti in manette: 5 arrestati e 14 destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (clicca qui per il video dell’operazione e i nomi degli arrestati).

Sono tutti siciliani pluripregiudicati e tutti devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al contrabbando. 

Nel pentolone bollente è finita anche un’edicola ambulante gestita da una donna anziana che aveva accettato di creare un nascondiglio per le stecche e venderle se qualcuno degli scagnozzi mancava all’appello.  

Neanche a dirlo i migliori stalli spettavano ai soggetti più importanti. Era qui che si guadagnavano più soldi, fino a 1500 euro alla settimana, con una paga giornaliera di 50 euro per il minutante. 

Ma poi c’era anche la sanzione per chi non portava a casa i giusti guadagni. La sua paga, infatti, di riduceva drasticamente.

Dalle indagini delle fiamme gialle, è emerso che le cessioni di tabacchi si aggiravano intorno ad una tonnellata, circa 50.000 pacchetti di sigarette per un totale di tributi evasi di circa 138.000 euro.

I tabacchi, per altro, erano di qualità differente: c’erano le sigarette provenienti dal cd. regime “duty free” che erano di migliore manifattura e poi c’erano quelli di scarsa qualità nei quali è stata rinvenuta anche la presenza di muffe e batteri dannosi che secondo le analisi dell’Asp potevano provocare patologie infettive all’apparato respiratorio, digerente, nonché al sangue.

Il gruppo criminale, che trasportava le sigarette nascoste nelle auto, le prendeva dai lentinesi nei parcheggi di alcuni centri commerciali o anche al palaghiaccio etneo e, sbaragliando la concorrenza, era riuscito a ramificarsi anche nei mercati rionali di Messina e Paternò.

Giorgia Mosca – Santi Liggieri

Redazione NewSicilia



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