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Palermo, Medici Senza Frontiere: “Così accogliamo i disperati in fuga”

nave Bourbon Argos di Medici Senza Frontiere
10 giu 2016 - 18:35

PALERMO – Solo stamattina Medici Senza Frontiere ha salvato a Palermo circa 590 persone con la loro nave, la Bourbon Argos. Abbiamo raggiunto Sara Creta che ha delineato l’attuale drammatica situazione legata al fenomeno dei rifugiati in fuga da guerre e miserie.

Con l’arrivo dell’estate, come state organizzando la gestione dell’emergenza migranti?

Io non mi sento di parlare di ‘emergenza’ in quanto i numeri delle persone che sono arrivate in Italia, ad oggi, sono sostanzialmente sull’onda dei numeri dell’anno scorso quindi significa che non c’è un aumento sostanziale. Noi siamo attivi dall’anno scorso nel Mediterraneo. Per noi prima di tutto si tratta di salvare vite umane in mare, perché nessuno deve morire nel Mediterraneo, oltre ad offrire assistenza medica e psicologica alle persone in fuga da situazioni diverse. Medici Senza Frontiere è al loro fianco fin dalle fasi di salvataggio in mare oltre che nella fase di accoglienza secondaria in cui i rifugiati vengono trasportati nei C.A.S, Centri di Accoglienza Secondari, cercando inoltre di stargli accanto in casi di morti in mare o di eventi comunque traumatici a cui hanno potuto assistere”.

Avete avuto riscontri di qualche cambiamento, da quando l’operazione umanitaria “Mare Nostrum” ha ceduto il passo a “Tryton”?

Quello che vediamo dal 2014 è che più di 10.000 persone hanno perso la vita nella rotta del Mediterraneo centrale che è una delle rotte più pericolose. In questo momento non esiste un sistema dedicato alla ricerca e al soccorso in mare. Tutte le navi attualmente nel Mediterraneo hanno l’obiettivo di proteggere le frontiere europee o fare missioni militari. Non hanno un mandato chiaro di soccorso in mare come ad esempio la nostra nave, mentre con Mare Nostrum esisteva l’obiettivo del soccorso”. 

Esiste un modo concreto e senza retorica in cui secondo voi si potrebbe fermare questo esodo?

L’unico modo che vediamo come Medici Senza Frontiere per evitare morti nel Mediterraneo è offrire canali legali e sicuri, offrire un passaggio legale e sicuro a coloro che fuggono da guerre, da situazioni di estrema povertà, oltre che sostenere chi è costretto a lasciare il proprio Paese, i propri familiari, per tentare di avere un futuro migliore in Europa. È necessario dunque offrire canali legali e sicuri per evitare di trasformare il Mediterraneo in un cimitero”.

Teresa Fabiola Calabria

Redazione NewSicilia



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