Intervista

Palermo, intimidazioni al centro Padre Nostro, presidente Artale: “Lottiamo per le idee di don Puglisi”

Centro Padre Nostro
14 giu 2016 - 18:20

PALERMO – Non si ferma l’ondata di atti intimidatori messi a segno da ignoti nei confronti dei volontari del centro Padre Nostro di via Brancaccio 210 a Palermo, fondato nel 1991 dal Beato Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre dello stesso anno. Solo nel mese di maggio infatti, a distanza di pochi giorni, sono state effettuate ben tre incursioni nei cantieri del nuovo centro aggregativo diurno rivolto agli anziani del quartiere, che sorgerà in via S.Ciro 2 al posto dell’ex mulino del sale: dal cantiere infatti sono stati sottratti diversi materiali edili ed è stata sottratta la rete elettrosaldata. Inoltre sempre nello stesso arco di tempo, appena ieri l’ultima intimidazione pervenuta, sono state scagliate diverse bottiglie di vetro sia all’interno dei cantieri che dentro la terrazza del centro Padre Nostro, fortunatamente senza conseguenze: in quel momento infatti i volontari e gli anziani si trovavano altrove.

Il consigliere comunale e vicesegretario regionale Idv, Paolo Caracausi, che ha già dimostrato interesse per le disavventure del Centro, ha espresso nuovamente la sua solidarietà: “I continui raid, furti ed atti vandalici ai danni del Centro padre Nostro a Brancaccio vanno assolutamente fermati: chiederò alle autorità di pubblica sicurezza di intervenire in modo strutturale per difendere questo presidio sociale e di legalità sul territorio. Per questo motivo chiedo alle forze dell’ordine di prevedere una vigilanza costante e ho sollecitato un intervento dei senatori dell’Italia dei Valori, Alessandra Bencini e Maurizio Romani, che ad horas presenteranno un’interrogazione parlamentare sul caso”.

Dure le parole del presidente del Centro Padre Nostro, Maurizio Artale che intervistato, ha tirato fuori tutta la sua amarezza.

Sul vostro sito avete scritto di aver sorpreso due ragazzini nell’atto di scappare dopo aver lanciato le bottiglie di vetro. Siete riusciti a risalire alla loro identità?

No, perché erano di spalle. Il fatto è successo mentre io stavo lavorando e quando ho sentito il botto, nonostante sia corso più veloce che potevo, non li ho visti in faccia”.

Voi avete finora sempre denunciato alle autorità i vari episodi. Ma in concreto cosa avete ottenuto?

Niente, anche se noi continuiamo a denunciare perché la cittadinanza deve sapere che ormai Brancaccio e diventata invivibile. Non abbiamo denunciato solo gli ultimi due episodi perché di fatto, perdiamo tempo sia noi a denunciare, che le autorità a registrare la denuncia. Sono venuti due volte gli uomini della Polizia e una volta i Carabinieri, ma non è cambiato sostanzialmente nulla. Il prossimo mercoledì 22 giugno però, saremo davanti alla prefettura dalle 9:00 alle 19:00 per chiedere sostegno e solidarietà verso il Centro Padre Nostro”.

Perché tanto odio nei confronti del Centro?

Non è odio, c’è dietro una ideologia ben precisa. Ci sono quelli che vogliono il cambiamento, come i volontari del Centro, e ci sono le famiglie mafiose che non vogliono che questo accada. Quindi il nostro lavoro è quello di lavorare con i loro figli, nelle scuole, nelle attività di doposcuola, nelle colonie, portandoli in Svizzera. Sappiamo bene che quelle che si combattono sono due forze che si combattono e che continueranno sempre a farlo: pensare il contrario sarebbe da illusi. Non si può sconfiggere il male, lo si può però contrastare, ed è ciò che noi facciamo. Quello che sorprende non è quindi l’atto intimidatorio in se, quanto il fatto che una simile recrudescenza non si era mai verificata, così come le istituzioni non erano mai apparse tanto indifferenti”.

A poca distanza dal Centro, sorge il terreno che dovrebbe ospitare la chiesa dedicata al Beato Puglisi. Alla luce degli ultimi eventi, siete ancora convinti di voler spostare le spoglie di Don Pino dalla Cattedrale, non temete ritorsioni e atti vandalici perfino sulla salma?

Mah, io non credo che si accanirebbero mai contro don Pino. Da due anni è stata posta la prima pietra ma i lavori si sono fermati, senza saperne tra l’altro il motivo. Per ora, il corpo secondo me sta bene dove sta. Poi se ci sarà l’accordo coi familiari e il vescovo, a lavori ultimati potremmo anche decidere di spostare il corpo a Brancaccio. Ciò che conta però non è tanto portarlo qui quanto continuare a lottare per le sue idee”.

Teresa Fabiola Calabria

Redazione NewSicilia



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