Omicidio

Palermo, colpi di pistola in via D’Ossuna: il boss Dainotti doveva morire tre anni fa

Omicidio Dainotti
22 mag 2017 - 16:54

PALERMO - È stato affiancato da due killer mentre stava passeggiando per via D’Osura in bicicletta, nel quartiere Zisa, a Palermo. Alcuni colpi di pistola ed il boss mafioso, Giuseppe Dainotti, 67 anni, scarcerato nel 2014, è caduto a terra senza vita. 

Alcuni residenti della zona hanno sentito i colpi di arma da fuoco e impauriti hanno chiamato la polizia. Raccontano di aver sentito due colpi d’arma da fuoco alle ore 7,50 del mattino. Inizialmente sembravano fuochi d’artificio, poi si sono affacciati dal balcone, hanno visto un uomo a terra con una chiazza di sangue attorno alla testa e hanno realizzato l’accaduto.

Dainotti è stato uno dei fedelissimi del capomafia Salvatore Cancemi ed è stato imputato al maxi processo per una sfilza di condanne per mafia, omicidio, favoreggiamento, rapina e droga.

A pochi mesi dalla sua scarcerazione, avvenuta nel 2014 per espiazione della pena, il boss era già nel mirino dei suoi nemici interni a Cosa Nostra.

Sembrerebbe, quindi, che l’assassinio di Dainotti era previsto per molto tempo prima dai suoi nemici, ma si pensava che il suo omicidio fosse stato scongiurato. Infatti, qualche anno fa, il boss Giovanni Di Giacomo, con cui Dainotti gestiva negli anni ’90 traffici di droga, aveva dato l’ordine al fratello Giuseppe Di Giacomo di eliminare alcuni esponenti mafiosi che si stavano organizzando per assumere il comando del mandamento. Tra le vittime designate anche Dainotti. Giuseppe Di Giacomo però fu ucciso del marzo del 2014.

L’arresto del padrino di Porta Nuova, Alessandro D’Ambrogio, aveva riacceso gli animi all’interno di Cosa nostra.

Foto: ANSA

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Redazione NewSicilia



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