Legalità

Pagava e si faceva restituire lo stipendio arresti domiciliari per Luciano Tornambè

19 nov 2014 - 13:13

PALERMO – Arresti domiciliari per Luciano Tornambè, già presidente dell’ente di formazione Coop. Emmeciquadro, con sede in via Rapisardi 15, al termine di una complessa indagine dei carabinieri del nucleo Tutela del lavoro di Palermo.

L’attività d’indagine è stata originata dalle denunce di numerosi lavoratori esasperati dalle prolungate e continuate vessazioni e si è conclusa con una comunicazione  al sostituto procuratore Luca Battinieri, che ha richiesto ed ottenuto da parte del GIP di Palermo l’emissione della misura cautelare degli arresti domiciliari. A Luciano Tornambè la misura è stata notificata stamani,

Le investigazioni consentivano di chiarire che l’amministratore arrestato, ogni mese e con più dipendenti, forniva a questi la retribuzione indicativa variante da 1500€ a 2200€ per poi farsela restituire dietro minaccia di licenziamento o della cessazione dell’attività, con l’aggravante di avere agito con abuso di prestazione d’opera. Ai lavoratori veniva dunque tolto o tutto o parte della retribuzione, nel migliore dei casi gli restava il 50% della cifra documentata (ilreato contestato è quello di estorsione, art. 629 CP);

Tornambè, inoltre, aveva avanzato alla Regione Siciliana, per 4 dipendenti, la richiesta di accesso alla cassa integrazione in deroga, attestando falsamente l’intervenuta sospensione di detti lavoratori dal lavoro per accedere alle erogazioni pubbliche. Parallelamente inoltrava anche all’INPS delle attestazioni contenenti le false indicazioni sulla riduzione dell’orario mentre li teneva invece al lavoro . Così facendo da un lato otteneva dalla Regione Siciliana indebiti trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni, dall’altro l’INPS e i lavoratori subivano l’evasione delle somme che l’impresa avrebbe dovuto versare per le prestazioni invece fornite ( Truffa aggravata art. 640 ) : il tutto con l’aggravante di avere agito in danno di enti pubblici (Regione e INPS);

Ancora aveva indotto in errore la Commissione Regionale per l’Impiego con false attestazioni documentali a concedere il trattamento di CIG ai lavoratori indicati (Falsità Ideologica art. 479);

Infine aveva indotto un dipendente, sempre sotto la minaccia del licenziamento ingiusto, ad apporre firme false attestanti la presenza di corsisti che in realtà non avevano partecipato ai corsi dichiarati ( Estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato art. 611 C.P.).

Un episodio per tutti: nel gennaio del 2013, per sfuggire ad un controllo della Direzione Territoriale del Lavoro di Palermo, che operava su richiesta del Dipartimento formazione professionale con la finalità di accertare se i pagamenti relativi al personale in relazione all’attività formativa di cui al “Piano Formativo 2011” erano in regola, non ha esitato a corrispondere le retribuzioni agli stessi dipendenti mediante assegno per poi farsi restituire in contanti le somme, in modo tale da dimostrare alla pubblica amministrazione che lo stava sottoponendo a controllo, la sua regolarità al fine di ottenere la restante parte di finanziamento.

Il GIP di Palermo ha inoltre applicato nei confronti della società, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi pubblici per un anno: il provvedimento è stato notificato all’amministrazione nelle mani del dirigente generale della Formazione.

Attualmente i lavoratori denuncianti sono tutti al loro posto di lavoro.

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Redazione NewSicilia



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