Intervista

Ossessione giovanile per la moda, parla la psicologa: “Crisi d’identità”

Corso Italia
24 nov 2016 - 19:09

CATANIA - “Essere o non essere” diceva Amleto e, molto spesso, lo pensano anche molti giovani di oggi. 

Ritorniamo sempre lì, ad un episodio sempre più frequente ma che ieri ha toccato il picco, o il fondo, decidete voi: l’acquisto delle Yeezy Adidas, scarpe in edizione limitata del noto marchio tedesco terminate in un batter d’occhio in un negozio del Corso Italia, preso d’assalto da centinaia di ragazzi che desideravano queste scarpe, nonostante dopo un po’ di tempo non ci fosse più la misura adatta a loro.

La gente, i lettori e i passanti si sono espressi apertamente, insieme con chi ha comprato davvero queste scarpe e la risposta, a parte l’ultimo gruppo di persone, è stata unisona: incoerenza, vizi e volontà di stare inutilmente al passo con la moda.

Cosa passa, quindi, nella mente di questi ragazzi? C’è davvero questa benedetta ‘crisi‘ di cui si parla se poi viene spesa una certa cifra per comprare un oggetto all’ultima moda che non si userà più da un giorno all’altro? A spiegarcelo è la dott.ssa Valentina Lucia La Rosa, psicologa dell’Axada Catania.

Dott.ssa La Rosa, c’è un motivo per cui questi “fenomeni” vengano continuamente ripetuti? I giovani vogliono dimostrare qualcosa in particolare?

“Diciamo che è frutto della società attuale, basata sul domino e la predominazione dell’immagine. C’è un’inconsistenza di fondo, cioè la voglia dei ragazzi d’oggi di darsi un valore attraverso un oggetto materiale. Il vero problema è il vuoto d’identità di questi giovani che vogliono essere superiori agli altri magari affermando con fierezza di possedere quell’oggetto”.

Cosa è cambiato tra i giovani di un tempo e quelli di oggi? Qual è il collegamento, se esiste?

“La risposta è molto semplice: i giovani di una volta avevano dei riferimenti sociali e unici, come la scuola o per alcuni anche la chiesa. Bauman parla di società liquida e ha ragione a sostenerlo. Si è passati da produttori a consumatori”.

In particolare, la teoria del filosofo polacco Zygmunt Bauman sostiene che, come affermato dalla dott.ssa La Rosa, si è passati dal “produrre” al “consumare“, una società sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa.

La colpa, però, è anche dei genitori? Forse, dipende dai casi: non tutti vengono viziati, forse però bisogna essere un po’ più intransigenti? 

“Più che intransigenti – afferma la dott.ssa La Rosa - i genitori dovrebbero svolgere quella che è la loro funzione, cioè quella di educare i propri figli e far capire loro che bisogna diffidare di una società, come quella moderna, dove non ci sono più riferimenti. Spesso e volentieri, i ragazzi vengono lasciati in balia di queste spiacevoli conseguenze”.

Gabriele Paratore



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