Violenza

Orrore tra i banchi di scuola. Soprusi su bambini delle elementari

Violenza
25 mag 2016 - 13:52

MESSINA - “Porco, ritardato mentale, pezzente” e poi ancora botte, calci, schiaffi.

Era questo il clima di terrore che si respirava in una scuola elementare del messinese.

“Quello che succede a scuola deve rimanere a scuola” minacciavano le tre insegnanti violente, per assicurarsi il silenzio su quanto accadeva nella aule dell’istituto.

Per loro è stata disposta la sospensione dall’insegnamento di sei mesi, e di un anno per la maestra più anziana, la più “cattiva”, secondo quanto riportato dai bambini.

Le indagini sono scaturite dai sospetti di alcuni genitori che hanno notato comportamenti inusuali dei loro figli al rientro da scuola.

Da lì i primi racconti che hanno scoperchiato un sistema di violenza fisica e psicologica dalla portata spaventosa.

Un bambino avrebbe raccontato di un compagnetto colpito così forte alla nuca (per essersi addormentato sul banco) da sbattere la fronte con estrema violenza.

Sono, dunque, scattate le indagini e le intercettazioni ambientali per trovare riscontro nella parole dei bambini; riscontro che, purtroppo, non si è fatto attendere, visto che ormai la violenza era diventata una prassi quotidiana.

Le immagini riprese dalle telecamere non lasciano spazio all’immaginazione: schiaffi, pizzicotti, spintoni “conditi” da insulti orrendi come “vastasi, pezzenti, babbo, sei una capra, cretino, sei schifoso, cammina tu e tua madre pure, un porco sei, sei un ritardato mentale, siete cosa di stare per la strada e di andarvene veramente nel carcere minorile, non siete cosa di stare con le persone perbene, appena tu non scrivi ti vengo a prendere e ti passo con i piedi sulla pancia, vi lascio il segno addosso per tutta la vita”.

Sentite dagli inquirenti, le tre “streghe” avrebbero negato le loro responsabilità ma i video e le registrazioni non lasciano scampo.

A questo punto resta soltanto da chiedersi se la “sospensione” possa considerarsi misura adeguata a reprimere fenomeni del genere o se, forse, sarebbe meglio che gli autori di simili violenze non avessero più niente a che fare con l’”universo” Scuola.

Marco Bua



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