Candidatura

Ordine dei Commercialisti, il progetto di Sangiorgio: “Ecco perché sceglierci”

Sangiorgio
28 ott 2016 - 18:13

CATANIA - Persone e programmi sono la struttura portante di un progetto che vede l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Catania al centro della continuità e del rinnovamento.

A dirlo è Giorgio Sangiorgio, candidato alla presidenza dell’Ordine, contattato dalla nostra redazione per esporre le sue motivazioni e le sue aspettative in procinto delle votazioni ormai imminenti del 3 e 4 novembre, subito dopo la festa per la “Commemorazione dei defunti”.

Dott.Sangiorgio, qual è l’idea che intende portare avanti con la sua lista: “Continuità ed Innovazione”?

“Il nome della lista è anche il nostro motto: qual è l’idea? Bisogna dare una continuità al precedente consiglio, sono un consigliere uscente ed è bene dare fiducia alle persone e al programmi. I consiglieri hanno competenze specifiche, siamo convinti che abbiano ben operato, il trucco sta nel fare tesoro dell’esperienza acquisita in questi anni. Rinnovamento ma anche inserimento di nuovi obiettivi che abbiamo esplicitato nel nostro programma. Lo ripeto, ‘persone e programma’ è come un altro motto per incentivare la nostra candidatura”.

Cosa l’ha spinta a scegliere di candidarsi per la presidenza all’ordine?

“Il mio percorso. All’interno dell’ordine ho riscontrato una crescita umana e professionale graduale, sono 25 anni che ne faccio parte svolgendo un ruolo sempre attivo ed utile all’organo: nel 2010 mi sono candidato come consigliere e mi sono ripresentato dopo due anni di mandato. Ho sviluppato l’esperienza necessaria per svolgere il compito di presidente. Il mio percorso nell’Ordine dei Commercialisti è stata una continua evoluzione, non posso autogiudicarmi per cui in merito ai risultati non sono io a dover valutare ma gli altri. La mia candidatura si inquadra all’interno di un gruppo di colleghi che si rinnova e si rigenera continuamente, un’alternativa come guida ma senza cambiare le motivazioni che ci hanno spinto ad arrivare fino a qui”.

La prima cosa che farebbe come presidente ed un motivo per sposare la sua candidatura.

“Premetto che è sempre difficile mettere in fila le cose da fare ma posso affermare che avvieremo e ci presenteremo sin da subito a tutte le istituzioni: Tribunale, Agenzia delle Entrate, Riscossione Sicilia, Camera di Commercio… Bisogna avviare un percorso comune e fornire un importante e doveroso contributo. Sposare la mia candidatura? Desidero ribadire il concetto detto poc’anzi: credere nelle persone e nei programmi, facendo un lavoro di squadra. Tutto, poi, dipenderà dalla valutazione dell’iscritto, per cui il giudizio definitivo è solo ed esclusivamente dei nostri colleghi”.

Le votazioni arrivano: sensazioni positive? È soddisfatto della campagna elettorale?

“Certamente. Ho delle sensazioni positive, così come le avrà il mio concorrente Antonio Pogliese. Queste giungono in seguito ad una campagna elettorale condotta in maniera molto trasparente e puntuale. Ho inviato il programma a tutti gli iscritti per farci conoscere e per far sì che il loro sia un voto consapevole, perché per votare qualcuno bisogna conoscerne prima la storia professionale. Noi, credo, lo abbiamo fatto, i nostri colleghi elettori saranno in condizioni di fare una scelta consapevole. La campagna è stata condotta in maniera corretta, come giusto che sia, e si arriverà serenamente al voto. Vincerà il candidato che avrà un voto in più dell’altro e diventerà il presidente di tutti, con lealtà e trasparenza: penso che, negli ultimi 15 anni, l’ordine sia progressivamente diventato la casa degli iscritti. Questo è un impegno forte che noi vogliamo mantenere”. 

Chiudiamo con una domanda che riguarda il suo “rivale”: Antonio Pogliese, come dichiarato al quotidiano La Sicilia mercoledì scorso, in merito al suo rifiuto ad un preliminare confronto pubblico ha detto “O ha l’80% dei voti e quindi non gli interessa, oppure ha paura di confrontarsi”. È soddisfatto e convinto della scelta presa?

“Sì, sono convinto della scelta presa, il mio pensiero è noto a tutti. La parola rivale non mi piace molto, diciamo che Antonio è un concorrente alla presidenza. Da più parti è stato detto che il confronto è stato fatto in altre città, come ad esempio a Palermo, ma la verità è che c’è una differenza sostanziale che non è stata evidenziata: nel capoluogo siciliano non è stato un candidato all’altro a chiedere un confronto, lo hanno voluto tutte le associazioni sindacali del territorio con delle loro ragioni, magari perché la competizione elettorale si stava svolgendo non in modo adeguato. Questa è una situazione totalmente diversa, sono assolutamente sereno per l’imminente votazione, a mio modo di vedere il confronto pubblico non è uno strumento adatto al rinnovo dell’ordine”.

Gabriele Paratore



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