Inchiesta

Opere incompiute? Il “Tavolo per le Imprese” spiega il perché

Palazzo poste incompiuto Catania (MAPS)
Palazzo delle poste di Catania incompiuto, foto: Google Maps
14 apr 2015 - 06:24

Il crollo del ponte Himera che reggeva un tratto dell’autostrada Palermo – Catania ha aperto molte polemiche e discussioni. Ma quello del cedimento del pilone è solo l’ultimo caso a testimonianza di una situazione di massimo degrado delle infrastrutture siciliane, che si uniscono alle numerosissime opere incompiute. Al riguardo, abbiamo sentito anche la voce del “Tavolo per le Imprese”, un’aggregazione di imprenditori che agisce principalmente sul territorio catanese. Attraverso il facilitatore Giuseppe Ursino, abbiamo cercato di andare più a fondo sulla questione, cercando di capire come mai manchino i fondi per la manutenzione e il completamento di molti altri progetti.

Ed è proprio da qui che nasce il primo “malinteso”. Come spiega Ursino “il problema è che in Sicilia i finanziamenti esistono”. Il vero handicap sta nel modo in cui si gestiscono le risorse. Secondo alcuni dati, infatti, gran parte dei soldi del Piano Operativo Nazionale e di quello Regionale sono destinati al sud. E un’ingente quantità, in Sicilia, è dei POR: il che significa che le spese vengono gestite dalla Regione e non dai ministeri. In sintesi: il problema non sono i soldi, ma come vengono spesi. Durante la conversazione, Ursino batte più volte su questo punto: “Non conta la quantità, ma la qualità della spesa”.

Le pessime condizioni delle infrastrutture, infatti, sono dovute al fatto che la manutenzione non viene effettuata come si dovrebbe. Ecco uno spunto di riflessione: il pilone del ponte Himera era in quelle condizioni da 10 anni, ma quanti saranno i pilastri malfermi dell’ANAS?

Da qui viene la proposta e la riflessione di Ursino, che con estrema franchezza prende a modello gli altri paesi: “All’estero se sbagli paghi, vieni licenziato. Se prendi le mazzette vai in carcere. Qui, invece, è tutto più semplificato e si tende sempre a cercare una giustificazione a chi non svolge il proprio compito”.

Questa osservazione deriva dal fatto che l’Italia risulta essere il paese maggiormente corrotto nelle gare d’appalto. E da questo deriva un fatto concreto: quando c’è corruzione i controlli non vengono fatti come si deve e si risparmia sui materiali.

Ma come si spiega che ci siano impianti completi ma non funzionali? “Questo è dovuto all’inadeguatezza di chi è preposto a firmare l’agibilità. C’è gente che ricopre un ruolo importante da anni, ma non sta al passo con i tempi. Quindi ha paura a firmare e tutto resta bloccato” spiega Ursino. Anche per questo, il Tavolo per le Imprese mira a dare spazio ai giovani apportando un reale cambiamento di mentalità, mettendo la responsabilità personale al centro di tutto.

Altro spunto di riflessione: negli investimenti non conta ciò che serve, ma il peso politico. Anche su questo punto il facilitatore del Tavolo dà un esempio concreto: “Il traffico merci su rotaie si svolge per la maggior parte tra Catania e Messina. Eppure per le linee ferroviarie di Palermo è stato stanziato 1 miliardo di euro, per la città etnea solo 100 milioni. Come mai?”.

Infine un’analisi sulla “capitale” delle incompiute che domani sarà oggetto di approfondimento della redazione di Newsicilia: Giarre. Ursino riscontra essenzialmente due ragioni per cui quest’area sia quella con il maggior numero di opere abbandonate:

  1. chi ha fatto fare quelle infrastrutture, probabilmente, era originario del giarrese: finito il suo potere di influire sulla spesa pubblica si è fermato tutto;
  2. un’incompiuta è come un bancomat: finché non verrà completata si potranno attingere sempre nuovi fondi.

Cosa fare per cambiare le cose? Lasciare spazio ai giovani e puntare ad una progettazione volta al futuro sembra sicuramente una soluzione ottimale. Anche perché è mortificante ritrovarsi con i debiti fino al collo per non avere nulla di concreto.

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Andrea Lo Giudice



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