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Operazione “The End”: parla l’assessore agli Affari Legali Campisano

Un momento della giornata della legalità dello scorso maggio
21 mar 2017 - 18:32

PATERNÒ - La legalità, il favorire esperienze didattiche che coinvolgano le nuove generazioni, è stato sempre uno degli obiettivi prioritari dell’Amministrazione paternese. Lo scorso maggio, quando a Paternò è arrivato il fratello del giudice ucciso dalla mafia Salvatore Borsellino e le scolaresche paternesi che hanno attraversato la città in una marcia per la legalità, si è raggiunto il culmine delle iniziative incardinate sul concetto di giustizia.

In quella circostanza la Collina storica è stata teatro di uno dei momenti più intensi della proclamazione del diritto alla legittimità. È l’assessore agli Affari legali, Valentina Campisano, che compendia il sentire di tutta la Giunta rispetto alla sentenza dell’operazione “The end”, che ha visto condannati dal Tribunale di Catania dodici componenti del clan Assinnata. Una sentenza che precede di poco la giornata nazionale del ricordo delle vittime delle mafie.

“In occasione della giornata dedicata al ricordo di tutte le vittime della mafia, non posso non accogliere – dice l’assessore Campisano – con grande soddisfazione la sentenza che ha chiuso il processo ‘The end’, con la condanna definitiva degli esponenti di spicco del clan Assinnata. È una pronuncia importante per la nostra città, chiamata ancora una volta a non voltarsi dall’altra parte e ad affrontare con forza e coraggio il problema della criminalità. Il Comune si era costituito parte civile nel processo e andrà avanti con tutte le azioni necessarie per recuperare le somme dovute a titolo di risarcimento del danno. Al momento la sentenza – precisa l’assessore - ha disposto solo una provvisionale pari a 10 mila euro, ma l’intento è quello di proseguire con l’azione legale al fine di ottenere il risarcimento integrale del danno subito dalla città, con l’obiettivo di investire le somme recuperate in azioni concrete sul fronte della legalità”.

La vicenda risale al febbraio del 2016, quando i Carabinieri di Paternò dopo scrupolose indagini sono riusciti ad incastrare quattordici presunti appartenenti alla cosca Assinnata, costola della famiglia catanese dei Santapaola. I reati, loro contestati, vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione fino al traffico di stupefacenti.

Una vasta operazione che ha impegnato cento militari paternesi nell’eseguire il provvedimento restrittivo emesso dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

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Redazione NewSicilia



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