Carabinieri

Operazione Nebrodi: i NOMI degli arrestati e i video con le INTERCETTAZIONI

NEBRODI
18 feb 2017 - 13:32

MESSINA - Sono ritenuti responsabili dell’attentato avvenuto lo scorso 18 maggio al dottor Giuseppe Antoci, presidente del parco dei Nebrodi e per questo la direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania ha emesso, cinque giorni da un decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di 9 persone  per i reati di associazione mafiosa in quanto appartenenti a Cosa Nostra etnea operante nei comuni di Bronte, Cesarò e Maniace, ma anche di essere autori di atti estorsivi aggravati dal metodo mafioso.

  • Roberto Calanni, 36 anni,
  • Salvatore Catania, detto Turi, 55 anni,
  • Giuseppe Corsaro, 33 anni,
  • Antonino Giordano Galati, 34 anni,
  • Luigi Giordano Galati, 31 anni,
  • Salvo Germanà, 40 anni,
  • Carmelo Cristo Lupica, 62 anni,
  • Giovanni Pruiti, 41 anni
  •  Carmelo Triscari Giacucco, 43 anni.

Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore dello martedì dal personale dei carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra.

Nel corso delle indagini gli inquirenti si sono concentrati sul particolare risvolto economico connesso al possesso di terreni ed animali nell’area che faceva da scenario ai reati che sono stati ricostruiti.

 

È emerso, che la vittima dell’attentato aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo.

Per tale ragione, il 18 marzo 2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici hanno siglato il cosiddetto “Protocollo di legalità”, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia.

Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati e a diversi moduli organizzativi al fine di acquisire il controllo dei terreni e dei connessi, e ingenti, benefici economici.

 

Tali innovazioni hanno determinato effetti anche sul territorio di competenza di questa AG, dato che nella gestione dell’ente rientrano anche aree ricadenti nei territori di questo distretto giudiziario, individuati nei comuni di Bronte, Maniace e Randazzo.

In tale contesto, a giugno dello scorso anno, si è dato avvio ad un primo filone di indagine incentrato sulla figura di Salvatore Catania, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai Santapaola- Eroclano. Si traeva anche spunto da quanto emerso in precedenti analoghi contesti investigativi, l’ultimo dei quali, Kronos, ha consentito di documentare l’attuale operatività di Salvatore Catania quale elemento la cui presenza veniva ritenuta indispensabile nei maggiori momenti relazionali dell’associazione cosa nostra etnea.

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Redazione NewSicilia



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