Manette

Operazione “Nebrodi”: 9 arresti per associazione mafiosa e tentata estorsione

carabinieri-paletta
18 feb 2017 - 08:44

CATANIA - Sono stati eseguiti nei giorni scorsi 9 arresti messi a segno dai carabinieri del ROS e del comando provinciale di Messina.

 Il quadro probatorio descritto nel provvedimento di fermo ha trovato riscontro nei provvedimenti di custodia cautelare emessi nel pomeriggio di ieri dai competenti Uffici GIP del Tribunale di Catania, nonché di Ragusa e Caltagirone.

L’indagine, denominata Nebrodi, trae spunto da quanto accaduto al dottor Giuseppe Antoci, Presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi dal 2013, che il 18 maggio 2016, ha subito un attentato in località San Fratello, rimanendo illeso.

I nove arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa e tentata estorsione e hanno operato nei comuni di Bronte, Cesarò e Maniace.

Il provvedimento è stato eseguito nelle prime ore dello martedì dal personale dei carabinieri del ROS di Catania e della Compagnia di Santo Stefano di Camastra.

Nel corso delle indagini gli inquirenti si sono concentrati sul particolare risvolto economico connesso al possesso di terreni ed animali nell’area che faceva da scenario ai reati che sono stati ricostruiti.

È emerso, che la vittima dell’attentato aveva riscontrato che la conduzione dei terreni gestiti dal Parco era stata per lungo tempo affidata ad assetti aziendali contigui o riferibili ad aggregati mafiosi che, in tal modo, riuscivano ad ottenere importanti contributi comunitari erogati dall’A.G.E.A. e a drenare importanti flussi finanziari destinati al settore agricolo.

Per tale ragione, il 18 marzo 2015, l’ente Parco, i comuni del comprensorio e altri enti pubblici hanno siglato il cosiddetto “Protocollo di legalità”, che tra i requisiti per la partecipazione ai bandi relativi all’affidamento dei terreni pubblici imponeva il possesso della certificazione antimafia.

Ciò produceva effetti preclusivi per le aziende non in grado di ottenere la prescritta certificazione e spingeva le aziende non in regola a rivolgere l’attenzione a terreni privati e a diversi moduli organizzativi al fine di acquisire il controllo dei terreni e dei connessi, e ingenti, benefici economici.

Tali innovazioni hanno determinato effetti anche sul territorio di competenza di questa AG, dato che nella gestione dell’ente rientrano anche aree ricadenti nei territori di questo distretto giudiziario, individuati nei comuni di Bronte, Maniace e Randazzo.

In tale contesto, a giugno dello scorso anno, si è dato avvio ad un primo filone di indagine incentrato sulla figura di Salvatore Catania, già elemento di vertice del clan mafioso operante nell’area territoriale compresa tra i comuni di Bronte, Maletto, Maniace e Cesarò, saldamente legato a cosa nostra catanese facente capo ai Santapaola- Eroclano. Si traeva anche spunto da quanto emerso in precedenti analoghi contesti investigativi, l’ultimo dei quali, Kronos, ha consentito di documentare l’attuale operatività di Salvatore Catania quale elemento la cui presenza veniva ritenuta indispensabile nei maggiori momenti relazionali dell’associazione cosa nostra etnea.

 

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Redazione NewSicilia



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